Le questioni sociali di un’integrazione difficile

di Rosa Liparini

Che sorpresa ho provato giorni fa nell’affacciarmi alla finestra per vedere il prato. Quel ‘bricconcello’ era tutto ‘inargentato’. Credevo fosse neve, oppure brina. Erano forse spuntate delle belle margheritine? Ma no, si trattava di monetine! Proprio le più belle e brillanti monetine che avessi mai visto! Subito mi son chiesta: “Ma di cosa si tratta? Dell’orto dei miracoli”? Poi, però, ho capito il ‘busillis’: le monetine nell’auiola spartitraffico le avevano gettate gli extracomunitari che al semaforo ti lavano il vetro dell’automobile per pochi soldi. Ma quando quel che ricevono è inferiore ai 50 centesimi non viene nemmeno contato, né tantomeno considerato, bensì tassativamente rifiutato. E viene tutti i giorni gettato nell’erba circostante. Ho contato più di una ‘trentina’ di euro in monetine da due e da cinque centesimi, poco meno della cifra promessa dal Governo alle fasce più deboli degli italiani con la tanto discussa ‘social card’. Mi è anche capitato di accertare come eseguano i lavori nelle nostre case. Noi siamo cattivi e inospitali, secondo loro. Ed essi, in fondo, sono così ‘umani’: pretendono poco più della metà di ciò che chiederebbe un operaio italiano. Per abbattere un muro vogliono solamente 2 mila euro. E ci impiegano solo quaranta minuti per ricostruirtelo ‘storto’! Per rifare un bagno o una cucina standard chiedono poco meno di quel che chiederebbe un manovale italiano: 5 mila euro ‘chiavi in mano’, materiale compreso. Loro, invece, si accontentano di poco meno 4 mila euro, ma il materiale devi fornirlo tu e, in 5 giorni, il lavoro è fatto. Sembra facile, ma se chiedi la fattura, non c’è: sono tutti privi di permesso di soggiorno e, se domandi loro un documento, al massimo ti presentano una tessera universitaria che dimostra il motivo della loro permanenza nel nostro Paese. Il bello è che portano tutti lo stesso nome: Mohammed. Ma si fanno chiamare Mimmo: loro dicono che, in questo modo, è più facile nominarli, ma in realtà ciò serve per confondersi, un po’ come quando Ulisse dichiarò di chiamarsi ‘Nessuno’ al fine di cavare l’unico occhio del ciclope Polifemo. Infatti, il povero extracomunitario che ci vuole tanto bene e che in noi non vede altri che sua sorella, sua madre, suo padre e tutto il ‘parentado’, non appena ricevuto il primo acconto si trasforma e fa apparire, come per magia, altri cinque o sei operai, dai quali si farà depositare una cifra pari almeno alla metà della giornata di ciascuno solo per avergli procurato il lavoro. Operai che, come lui, ti tratteranno da padre o da madre in quanto comprendono di essere stati chiamati a lavorare in casa tua e che, essendo italiano, vivi tartassato dalle tasse tanto da non poterti permettere la manovalanza del tuo Paese. Ebbene, questi operai, è naturale, vanno pagati a parte e, per un lavoro di cinque giorni, il prezzo lievita di altri 1.500 euro arrivando così alla cifra di 5.500. Sbaglio o questo si chiama ‘caporalato’? Ma non sarebbe proibito? Sin dal primo momento, è chiaro che il tuo operaio, quello con cui hai aperto le trattative, non lo vedrai mai più: potrai disporre di lui solamente per effettuare i pagamenti, che dovranno avvenire presto e, soprattutto, tassativamente prima che il lavoro venga ultimato. Il primo giorno dei lavori, alle 10 del mattino arriva il materiale. In strada non c’è nessuno ad accogliere il camion, il quale, tra mille difficoltà, in doppia fila e tra gli autobus schiamazzanti, cerca alla bene e meglio di depositare il proprio carico abbandonando sul marciapiede cemento e malta. Gli autisti che ti hanno consegnato quella merce che avrebbe dovuto scaricare il tuo operaio, si aspettano una mancia: almeno 20 euro ciascuno. Ma siccome il tuo operaio non si presenterà al tuo piccolo ‘cantiere’ almeno fino alle 12 di ogni giorno lavorativo, quelle mance dovrai moltiplicarle per tutte le volte che riceverai altro materiale: 300 euro, più o meno, solo per pagare ciò che non viene fatto dai tuoi operai, quelli che retribuisci profumatamente. E non è tutto: questi poveri extracomunitari essendo provenienti da Paesi in cui non c’è emancipazione sociale o personale, tantomeno femminile, si rifiutano tassativamente di prendere ordini dalle padrone di casa, le cosiddette casalinghe. Figuriamoci poi se a dare ordini tecnici è una donna moderna ed emancipata, un architetto come la sottoscritta, ad esempio. Ebbene, il valore di una donna è minore di quello di un gatto. E’ come se tu lasciassi la tua casa abbandonata ed aperta senza nessuna presenza: essi entrano ed escono da casa tua come fossero al Colosseo! Non conoscono l’uso delle porte, ne entrando, né uscendo. E neanche sai se e quando hanno terminato la giornata, perché nemmeno ti salutano quando se ne vanno: non conoscerai mai con certezza i loro orari. Alla fine, quei lavori che dovevano essere eseguiti in 5 giorni si protraggono per quasi tre mesi tra allagamenti, tubi malmessi, mura ricostruite non ortogonalmente, litigi con i vicini per la sporcizia e il rumore nelle scale, negli androni e nelle zone condominiali. Quelli che solo due mesi prima definivi “i tuoi operai”, ora sono diventati i tuoi aguzzini. E se ti ribelli minimamente su ciò che non è ben eseguito, sarai abbandonata con la tua casa ridotta ad una ‘casbah’. Ed in quelle condizioni ‘barbine’, dopo aver speso quasi 10 mila euro, non ti resta che chiamare il ‘salvatore’: l’operaio italiano, quello che all’inizio avevi rifiutato, quello che per farti un bagno nuovo di zecca ti chiedeva solamente 5 mila euro, sempre se ritiene opportuno intervenire e se riuscirà a capire qualcosa tra le macerie del tuo appartamento per poter ricominciare da capo. Questi sono solamente piccoli episodi di vita quotidiana che, tuttavia, pongono spesso ai cittadini una domanda concreta: possiamo dar torto ai leghisti? Gli extracomunitari vengono in Italia per progredire, ma solo economicamente: non hanno alcuna intenzione di uniformarsi alla nostra società. Ed è proprio il loro modo di vivere nei loro Paesi d’origine che contrasta con questa nostra esigenza. Essi non fanno e non faranno mai alcuno sforzo per lasciare alle frontiere le loro culture tradizionaliste e che, viceversa, ci verranno imposte non appena essi saranno in numero maggiore. Con le leggi che stiamo emettendo, stiamo restringendo, almeno in parte, il loro potere. Ma di ciò siamo già stati avvertiti: “Quando comanderemo noi, perché diventeremo maggioranza, le leggi le faremo a modo nostro. E allora vedrete”! In molti Paesi di provenienza della maggior parte degli extracomunitari non esiste la sovranità popolare e democratica. Perciò, si viene in Italia solo per riceverla, per ottenere un benessere economico che fugge via ogni giorno verso Paesi stranieri i quali, grazie ai propri emigranti, aggiustano i loro sistemi economici in cambio di una parvenza di lavoro scarso, mal eseguito e con pretese a dir poco ricattatorie. Si sente affermare spesso la praticità delle badanti straniere. Ma ci siamo mai soffermati a pensare quanto ci costano? Oltre agli stipendi, ci sono anche i pagamenti celati. Ad esempio: una badante che si ferma in casa per occuparsi di un anziano, di solito non accetta l’incarico se le passi solo lo stipendio, definito scarso, di mille euro al mese senza vitto e alloggio. E’ l’alloggio, in realtà, a stimolarla a lavorare per te per uno stipendio ‘da fame’, che poi tanto da fame non dev’essere, dato che vitto e alloggio valgono almeno altri mille euro al mese. E, in quel modo, si sta pagando uno stipendio di 2 mila euro e non solo i mille che essa spedisce quasi interamente all’estero, alla sua famiglia. Inoltre, queste ‘badanti’ si fermano con la speranza di restarti in casa subentrare in essa alla morte dei tuoi genitori, magari anche con una piccola eredità dovuta alla sua fedeltà. Ci ritroviamo insomma a confrontare la nostra cultura con quella altrui. Ci si chiede di portare pazienza, di essere caritatevoli. Ci viene ricordato in ogni momento che anche il nostro Paese è stata una nazione di emigranti. Sì, certo, lo fu. Però i nostri emigranti erano richiesti in numero preciso e selezionato dai Paesi che lo richiedevano. Per di più, venivano controllati e visitati per questioni igienico – sanitarie, cosa che non ci risulta venga effettuata nell’attuale esodo. Che a noi arriva ‘globale’ e, soprattutto, di bassa qualità. (Laici.it)

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