SCUOLA: POLEMICHE E RIFORME

I lettori sanno che ho criticato spesso il presidente Napolitano, ma per una volta condivido quanto ha detto circa le problematiche della scuola: bisogna parlarsi. Soprattutto bisogna spiegarsi perché – se gli studenti e i genitori conoscessero in modo imparziale e corretto i contenuti della riforma – ritengo che ci sarebbe ben poco spazio per le contestazioni. Il governo deve quindi essere fermo nel chiedere la libertà di accesso a scuola per chi non vuole scioperare, ma – senza inutili proclami e minacce che scaldano gli animi già surriscaldati – dedichi tempi e modi all’informazione, per esempio inviando ad ogni studente ed ai professori un minimo di documentazione con numeri e cifre! Come mio contributo alla chiarezza, vi propongo due documenti: il primo è stato riportato su IL PUNTO del 26 settembre ed è comunque pubblicato sul mio sito www.marcozacchera.it sotto la voce “documenti” o cliccando sul corrispondete numero de IL PUNTO. è la scheda tecnica della legge con la spiegazione “politica” del perché degli articoli di legge proposti. L’altro, qui allegato, sono invece numeri, per rispondere alle assolute falsità “sparate” in questi giorni dalla sinistra e riprese da tanti studenti che forse non sanno queste cose. Scoprirebbero che i “tagli” chiedono sostanzialmente solo l’applicazione da parte delle regioni dei decreti “Bassanini” e “Berlinguer” ovvero scelte della sinistra che allora furono accettate, ma oggi vengono politicamente strumentalizzate dal PD, dalla piazza e da chi allora stava zitto e oggi protesta. Sono “tagli” in termini assoluti? Complessivamente no, perché gli investimenti per la scuola non solo non scendono ma addirittura crescono perché – con i risparmi in alcune voci – si cerca di aumentarne altre. D’altronde la demagogia la si vede dai manifesti. Ricordate che appena due mesi fa i muri d’Italia denunciavano con un manifesto del PD la presunta imminente chiusura di 1000 commissariati di Polizia per la nuova legge sulla sicurezza? Non solo non ne è stato chiuso uno soltanto, ma oggi i sindaci e le forze dell’ordine hanno più mezzi e strumenti per combattere la criminalità e l’immigrazione clandestina. Tornando alla scuola, ricordate che (in Piemonte) solo tre settimane fa si diceva (e si scriveva tre volte al giorno su LA STAMPA) “chiuderanno centinaia di scuole montane” ecc.ecc.? Non è vero: nella nostra provincia del Verbano Cusio Ossola (da qui il termine VCO, lo spiego ai lettori non delle mie parti – ndr) ovvero in un territorio che è quasi tutto montano per esempio NON CHIUDERA’ NESSUNA SCUOLA che verranno semmai “accorpate” solo dal punto di vista amministrativo. Lo stesso vale per i “100.000 insegnanti licenziati”. NON E’VERO, non verrà licenziato NESSUNO ma bisogna pur capire che nelle scuole elementari oggi in Italia c’è un insegnate ogni 9 alunni e in Europa ogni 12 mentre questo ciclo scolastico che prima era considerato eccellente a livello europeo oggi è ad un livello molto più basso, come da indagine OCSE. Chi poi critica e urla per i “tagli” all’Università vada a scoprire – vedi in allegato – i NUMERI del fallimento attuale dell’Università Italiana, con 37 corsi di laurea CON 1 (UNO!) SOLO STUDENTE, oppure le 327 facoltà con meno di 15 alunni. Ci rendiamo conto degli sprechi? Perché non è un caso che NESSUNA università italiana sia tra le prime 150 del mondo e la prima italiana (Bologna) sia solo al 194° posto… Forse qualcosa da rivedere c’è. Ho letto anche documenti seri di insegnanti preoccupati di evidenti ingiustizie e di mancanza di risorse. Cose vere, da verificare e discutere con serietà perché il decreto Gelmini senz’altro non è perfetto e andrà man mano verificato ma rendiamoci conto che il momento che attraversiamo è unico: il mondo economico e finanziario è al panico, siamo un paese con il decifit pubblico al 104%, OGNI ITALIANO SPENDE PER LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE 4.346 EURO ALL’ANNO ( i tedeschi 3.150 !). Tagli ben più consistenti che non nella scuola sono previsti in tutti gli altri settori. Ad esempio i lettori all’estero sanno che i capitoli per l’assistenza alle nostre comunità hanno subito tagli fino al 40% . Non si può quindi dire che Berlusconi e la Gelmini vogliano distruggere la scuola, ma razionalizzarla e migliorarla: è necessario farlo e non si può aspettare oltre chiedendo sacrifici a tutti – anche agli insegnanti – per i quali però (e questo va fatto) si propongono anche sostanziosi aumenti di stipendio fino a 7.000 euro l’anno per chi lavorerà meglio e di più. Cosche vanno spiegate con calma, nel confronto serio di opinioni, con senso di responsabilità e nessun reciproco pregiudizio.

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