L’ANTROPOGENESI ETICO-MORALE

Dall’interpretazione biblica al capitalismo globale

In questo studio si propone un’interpretazione dei primi capitoli della Genesi nel segno dell’assoluta letteralità, lungo un percorso che prova ad avvicinare il loro senso originario, oscurato proprio da quanti vi hanno trovato il fondamento della fede, la teologia cattolica.
La parola che ne esce fuori è nuova: il Dio d’Israele e con lui tutte le divinità dei popoli vicini progettavano un “mondo morale nuovo” in cui l’uomo possa crescere e diventare in tal modo un Adamo a loro immagine. Così interpretati i racconti della creazione sarebbero in realtà l’annuncio di un codice di vita destinato al popolo di quegli dei e di quel Dio.

Introduzione

L’importanza dell’interpretazione del verbo barà (creò) al versetto primo del capitolo uno della Genesi conduce verso un nuovo significato.
L’invenzione di un “mondo nuovo” da parte del Dio che similmente agli altri dei (elohim) della mezzaluna fertile, vuol dar vita a un mondo che sia condizione di crescita di un suo uomo, Adamo, plasmazione dell’Adam in modo che da polvere diventi il suo Adam. In funzione della sua formazione l’Adam coltiverà la sostanza umana nuova che lo sosterrà e che dovrà servire, praticando la conoscenza del Bene e del Male, che Dio gli svelerà. Non si sostituirà al suo Dio e non considererà mai se stesso fonte della conoscenza, criterio di giudizio del Bene e del Male.
La creazione del mondo è in realtà un codice di vita scritto in un linguaggio simbolico, rivolto ad un tipo di uomo che deve distinguersi da tutti gli altri perché destinato alla Torah (parola di Dio).
L’Elohim yhwh non “uccide” altri dei, sceglie l’uscita dall’Egitto, la separazione perché vuole un suo popolo, un popolo distinto per sé, perché vuole essere l’unico per il suo popolo, non tollera di rimanere confuso con altri. Non è questa la narrazione metaforica di tribù asservite e ribellatesi per costituire un proprio regno, che hanno rischiato di perdersi come popolo e che ora narrano, appunto metaforicamente, la loro esperienza storica?
Questa separazione si completa nella separazione del Sabato da tutti gli altri giorni come giorno benedetto. La creazione si raccoglie nell’istituzione del Sabato che finisce con l’attestare una nuova concezione della vita: giorno della santificazione di Israele da parte dell’Elohim Yhwh, giorno della libertà dall’Egitto.

Il Tanakh, codice di vita morale

La lettura della Genesi proposta non intende essere una spiegazione bensì un’investigazione su ciò che il Tanakh dice circa questo suo prezioso testo.
L’idea di ritornare a uno strumento di lettura ormai dimenticato, il Tanakh, è nata dalla considerazione che la Genesi è un testo scritto con il concorso insostituibile del Tanakh. Questi è esclusivamente un codice di vita morale, il libro che custodisce una tale conoscenza, il libro della via di Yhwh. Una simile rilettura impone la conoscenza della cultura, Historia Salutis nel cui grembo il Tanakh è stato vissuto, trasmesso, scritto. La dottrina della Chiesa Cristiana leggendo il Tanakh attraverso la metafisica greca ha finito con il trascrivere il vero significato del testo. Gli Helohim sono gli Dei appartenenti ai popoli mesopotamici, un Dio per ciascun popolo, Entità pensanti dei popoli al di sopra degli uomini, che hanno i pensieri, i sentimenti che ciascun popolo sente, esprime durante lo svolgimento e in funzione del suo esistere.
In Genesi, in tutto il Tanakh del verbo creare non si attribuisce significato di portare nel grembo dell’essere quell’ente che è l’Universo, ma di progettare piuttosto nell’ente un nuovo modo di esserci. La creazione avviene in due precisi momenti:
Gli Elohim mesopotamici progettano cieli comuni a tutti i popoli, un mondo mai visto prima e migliore
L’Elohim di Israele, Yhwh (Sono e sarò) progetta l’elaborazione di quel mondo esclusivamente per il suo popolo. Il tempo impiegato dagli Elohim per creare il nuovo mondo è non di sette giorni, ma del tempo necessario per dare nuovi grandi eventi che ben si addicono al mondo che hanno in mente.
La luce: non si tratta della luce degli astri, ma di quella prodotta dalla conoscenza degli Elohim
Il firmamentum o “sostegno” o “grande scudo” che separerà le parole confuse da quelle degli Elohim. Nel Tanakh questo “scudo” è sinonimo di giustizia, lo scudo, il sostegno sarà fatto dai giusti
Le acque sopra i cieli che non sono salate, ma dolci e sono quelle che i loro popoli possono bere perché non “malvagie”
l’Adam, il loro uomo colui che vivrà la loro umanità, la loro specie umana, è una dimensione di uomo mai vista prima di questo progetto che avrà il compito di far diventare “Adamo” le genti che non lo conoscono ancora.
I luminari per distinguere il giorno dalla notte, servono da segno per le stagioni e per gli anni.
Questi sono i grandi fatti ed eventi comuni a tutti gli elohim semiti, per cui gli dei di ciascun popolo elaboreranno da soli quanto hanno creato con gli altri, secondo modalità proprie, le più consone al loro popolo.

Il capitalismo globale

Per quel che riguarda l’elaborazione di Yhwh, egli si concentrerà sulla vita, ma che non permette di godere di ciò che si ha prodotto.
Inconsapevolmente si sacrifica la propria vita alla pura astrazione del dovere professionale e il capitalismo globale ha prodotto un consumo furioso dove ogni cosa è “divorata” prima ancora di averla gustata, riducendo tutti i sensi alla bramosia dell’avere.
L’impersonalità come conseguenza delle relazioni sociali dipendenti dalle relazioni economiche, fra cose e valori, ha come conseguenza il dover operare senza riguardo ai rapporti personali.
La generalizzazione di questo tratto porta all’atomizzazione, ovvero una logica poggiata sull’indipendenza dalle singolarità coinvolte e dove l’insieme non è comandato da nessuno. Da questo ne consegue il culto dell’oggettività, purificato da ogni finalità umana e che porta ad un progressivo disincantamento del mondo come carattere distintivo della razionalità capitalistica: il disincantamento.

La società spettacolarizzata

Le relazioni umane sembrano sostenute da un ritmo ripetitivo-ossessivo-compulsivo e i tratti salienti della società che ne consegue sono il fatto che si produca e si consumi solo qualcosa che serve alla società (valori d’uso) solo e se si dimostra capace di realizzare profitto (valori di scambio).
In questo senso perfino l’informazione finisce con il diventare merce e in nessun sistema competitivo non può che diventare spettacolo.
Gli attori sociali previsti, in un capitalismo globale, sono solo quelli che fanno da comparsa e da spettatori: conoscono dettagli insignificanti del funzionamento della “grande macchina” che li usa. La molteplicità dei ruoli da interpretare non consente che una specializzazione: mettere in scena, voglia di apparire, ecc
La quaternità post-moderna prevede:
la spettacolarizzazione, per cui la messa in scena diventa condizione per ottenere uno scopo o per essere il personaggio.
L’egotismo, da cui nasce il culto dell’ego, privato, che esclude gli altri perché di questa separatezza vive: un ego che cerca di compensare la sua assoluta mancanza di individualità.
La prestazione, in cui si espleta la vita dell’ego, la maggiorazione quantitativa di qualsiasi attività senza riguardo alla qualità in funzione solo del principio dell’efficienza per accrescere il profitto.
Il licitazionismo rappresenta lo spirito onnipervadente dell’epoca. Anche la nostra epoca, la prima senza un Dio, ha comunque un ordine, un senso, e il dio della società dello spettacolo, dei miliardi di piccoli ego è il cuore propulsore della megamacchina del sistema, ovvero il denaro generato per moltiplicazione da se stesso e il suo desiderio.

La grande contestazione

Si possono individuare quattro aspetti fondamentali della rivoluzione antropologica incubata negli anni’50, esplosa nel ’68 e prolungatasi fino agli anni ’70.
La sessuazione dell’esperienza e del pensiero elaborato dalle donne e la conseguente consapevolezza del primato patriarcale maschile.
L’autorealizzazione solidale, l’attenzione all’esperienza individuale, lo sforzo di comporre un percorso proprio e significativo al di là dell’identificazione in ruoli parcellari. L’individuo considerato nella pienezza della sua storia di vita realizza in tal senso il concetto junghiano di individuazione, adeguato perché suggerisce un percorso che conduce al diritto di essere persone libere, padrone di se stesse.
L’ecotopia è una caratteristica che suggerisce il non-luogo utopico della rivoluzione che va progressivamente mutando nel riconoscimento per cui non possiamo abitare nessun altro luogo che non sia la terra. L’attenzione ecologica richiama perciò alla cura dell’ambiente che è proprio all’umanità tutta come parte interdipendente. Noi possiamo essere i custodi della terra perché capaci di avvertire le conseguenze delle nostre azioni, ma abbiamo interpretato il nostro ruolo come se anziché essere sensori intelligenti, ne fossimo padroni.
Il sincretismo in senso lato è inteso come la commistione di diverse concezioni del mondo e credenze religiose che pare essere l’unica effettiva corrente spirituale della nostra epoca. Ciò sta a significare che si deve accettare il fatto che ognuno possa seguire una propria diversa via di vita e di culto. Il sincretismo della nuova ecotopia è antagonista al nemico comune, il capitalismo globale capace di riunire attorno a questa opposizione le più lontane ideologie, dal pacifismo gandhiano, al marxismo rivoluzionario, al femminismo, all’anarchismo e altro.

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