LA CONGIUNTURA MONDIALE DEL 1929 E IL “MALE ASSOLUTO”

di Filippo Giannini

Ci risiamo? Ma adesso non c’è più “Lui”

Come si è articolata la risposta italiana alla grande crisi economica mondiale del 1929?
Giorgio De Angelis [6,137], scrive: «L'onda d'urto provo¬cata dal risanamento monetario non colse affatto di sorpresa la compagine governativa e provvedimenti di varia natura at¬tenuarono, ove possibile, i conseguenti effetti negativi soprat¬tutto nel mondo della produzione (…). L'opera di risanamento monetario, accompagnata da un primo riordino del sistema bancario, permise comunque al nostro Paese di affrontare in condizione di sanità generale la grande depressione mondiale sul finire del 1929 (…)».
Sempre nello stesso volume, il professor Gaetano Trupiano, a pagina 169, afferma: «Nel 1929, al momento della crisi mondia¬le, l'Italia presentava una situazione della finanza pubblica in gran parte risanata; erano stati sistemati i debiti di guerra, si era proceduto al consolidamento del debito fluttuante con una riduzione degli oneri per interessi e le assicurazioni sociali avevano registrato un sensibile sviluppo».
In altre parole, come avevamo già scritto, mentre nel mondo decine di persone si uccidevano per la disperazione, in Italia, anche se la crisi internazionale stava producendo diversi danni, le inizia¬tive del Governo erano riuscite ad evitare che la catastrofe assumes¬se quelle drammatiche proporzioni che altrove si erano verificate.
È vero che la capacità dei ministri finanziari del Governo Mussolini e, ultimo in ordine di tempo fra questi, Antonio Mosconi, riuscirono a far sì, che negli anni fra il '25 e il '30, i conti nazionali registrassero attivi da primato.
Vennero intraprese iniziative che ancor oggi non mancano di stupire per la quantità e la qualità dei meccanismi messi in opera e per il successo da essi ottenuto; meccanismi tutt'ora validi, an¬che se, come tutti sappiamo, l'amministrazione della cosa pub¬blica in questi ultimi decenni, non è priva da critiche.
Lo Stato affrontò la crisi congiunturale spaziando «dalla poli¬tica monetaria alla politica creditizia, dalla politica finanzia¬ria alla politica valutaria, dalla politica agricola alla politica industriale, dalla politica dei prezzi alla politica dei redditi, dalla politica fiscale alla politica del commercio estero, dalla politica previdenziale alla politica assistenziale» (Sabino Cassese) .
Così, con questa varietà di interventi, la politica economica composta da un fattivo intervento nelle attività produttive e finanziarie, lo Stato italiano nell'oculata misura rispetto a ogni al¬tro Stato europeo, divenne titolare di una parte delle attività indu¬striali.
Seguendo questa impostazione, sembrò che la cura fosse quella più appropriata per il superamento della crisi, cura che comportò dei sacrifici: per sostenere le industrie, a fine 1930 si rese necessaria una riduzione dei salari dell'8% circa per gli ope¬rai, per gli impiegati la riduzione variò, a seconda dell'entità delle retribuzioni, dall'8 al 10%.
Il sacrifìcio venne, però, quasi subito compensato dalla con¬trazione dei prezzi delle merci, per cui il valore reale d'acquisto ammortizzò, in breve tempo, l'entità del taglio. Questi sacrifici furono affrontati da tutto il popolo, a parte pochi dissidenti, con disciplina e partecipazione.
In alcuni casi, soprattutto da parte dei senza lavoro (l'indice della disoccupazione subì nei primi mesi del '30 un brusco incremento). Si verificarono delle contestazioni con manifestazio¬ni, scioperi, a volte con serrate. Le principali agitazioni avvennero tra l'aprile 1930 e buona parte del '32; mai queste si trasformaro¬no in tumulto e tutte rientrarono in buon ordine, anche se le organizzazioni antifasciste dell'estero spingevano verso azioni violente.
Nel periodo di maggior ristagno, l'attività del Governo si svol¬se in due diversi interventi: uno, immediato, che possiamo indicare come passivo, indirizzato ad assistere le famiglie più colpite dalla grande crisi; il secondo, che possiamo definire attivo, ten¬dente ad incrementare gli investimenti statali nelle grandi opere.
Fra gli interventi passivi, possiamo ricordare, oltre al taglio degli stipendi e dei salari: riduzione delle ore lavorative per evita¬re, il più possibile, il licenziamento; l'introduzione della settima¬na lavorativa a 40 ore (operazione che comportò il riassorbimento di 220 mila lavoratori); la diminuzione dei fitti; forte riduzione delle spese nei bilanci militari; opere di assistenza diretta, come distribuzione di buoni viveri e centri di distribuzione di pasti. Mussolini seguiva con grande cura l'esecuzione di queste disposizioni; ne fa fede un telegramma inviato al prefetto di Tori¬no in data 1 dicembre 1930: «Buono viveri è insufficiente. Mez¬zo chilo di pane ai disoccupati senza famiglia sta bene, ma i disoccupati con famiglia devono avere oltre il pane il riso, condimento e carbone. Bisogna dare qualcosa di più del sem¬plice pezzo di pane».
Per concludere la parte riguardante gli interventi passivi, è interessante riportare il perentorio telegramma inviato da Musso¬lini il 6 aprile 1931 al prefetto di Ferrara: «Dica ai dirigenti poli¬tici e sindacali ferraresi che sciopero Po di Volano per ottene¬re aumento di salario è grottesco e criminoso tanto più tratta¬si di lavori pubblici finanziati col sudore e col sangue del con¬tribuente italiano. Se domattina lavoro non sarà ripreso colla massima disciplina darò ordini perché lavoro stesso sia sospe¬so sine die. Scioperare quando ci sono 700 mila disoccupati che cercano invano lavoro da mesi è atto di incoscienza sov¬versiva che rivela persistenza vecchia mentalità e che va quin¬di immediatamente stroncata. Istigatori sciopero devono esse¬re esemplarmente condannati».
L'intervento che possiamo indicare come attivo fu molto variegato e riguardò, come abbiamo più volte ricordato, quello dello Stato nelle più diverse attività della vita sociale. Fra gli in¬terventi attivi, possiamo ricordare quelle iniziative che ancor og¬gi sono al centro del mondo del lavoro e dell'arte: ci riferiamo al¬le Fiere e attività similari. Non ultima, certamente, quella di Napoli, la Mostra Triennale delle Terre Italiane d’Oltremare: concepita per far sì che ogni tre anni Napoli fosse al centro degli scambi economici e culturali fra l’Africa e l’Europa, una iniziativa ancora oggi valida… volendo. Per rimanere ancora a Napoli possiamo citare la realizzazione degli ospedali collinari (il XXIII Marzo, poi intitolato a Cardarelli; il Principe di Piemonte, ribattezzato Monadi; la Stazione Marittima; la Stazione di Margellina; il nuovo rione Carità con i palazzi delle Poste, delle Finanze, della Provincia e dei Mutilati; il Collegio Costanzo Ciano per 3 mila ragazzi (ancora oggi occupato dalla NATO); la nuova sede del Banco di Napoli; il palazzo dell’INA, e numerosi rioni di case popolari.
A Mussolini e ai suoi collaboratori non sfuggì l'importanza che queste istituzioni, le Fiere appunto, potevano esercitare nel settore commerciale: negli scambi, nelle contrattazioni e nel rile¬vante stimolo che tutto ciò poteva esercitare per la produzione e acquisto di beni, anche di origine lontana o di lontana destinazio¬ne. In quest'ottica, e in occasione del Decennale (1932), il Du¬ce trasformò la Fiera di Milano in Fiera Internazionale.
La Fiera Internazionale di Milano divenne (e ancora oggi lo è) la più importante d'Europa.
Visto il successo, Mussolini aggiunse a quella di Milano, la Fiera di Verona, di Napoli (poco sopra ricordata) e, importantissima tuttora per i com¬merci verso l'Oriente vicino e lontano, quella di Bari, battezzata Fiera del Levante.
Solo la guerra vanificherà il completamento di quella Mo¬stra che nei programmi doveva divenire la più importante del mondo: l'E/42 di Roma.
A queste brevi note non possiamo tralasciare di aggiungere l'istituzione del Festival di Venezia, di Roma, di Taormina.
Altri interventi attivi videro la luce in quel periodo; ma per l'importanza che questi assumeranno nel futuro, meritano una trattazione a parte.
E’ da ricordare che la Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, dove ancora oggi vienne assegnata al migliore attore e alla migliore attrice la Coppa Volpi di Misurata, dal nome del gerarca fascista che nel 1932 la concepì e la istituì, ebbe ed ha tutt’ora, una valenza internazionale.

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