Dalla “dittatura dolce” al “pensiero unico”, passando per “fare di tutta un’erba un fascio”, per arrivare al consenso disgiunto

Non credo sia mai possibile percepire la dittatura come dolce. Sono convinto che l’Italia di oggi non viva una fase dittatoriale, né dolce né amara. Sono convinto che l’Italia di oggi viva, invece, un momento amaro. Non percepisco un “pensiero unico” anche se, certamente, il pensiero fisso di questo Governo Berlusconi è stato come tagliare pesantemente, dal primo giorno, le risorse per gli italiani all’estero. Dal primo giorno. Non dovevamo attendere l’approvazione della finanziaria per vederlo. Dalla conversione del decreto sulla salvaguardia del potere di acquisto delle famiglie (-17 milioni di euro), dal mancato recupero di risorse in fase di assestamento di bilancio, fino ad una prima finanziaria con un – 27, ed ancora tagli a seguire, promessi già ora fino al 2011. Peccato che qualcuno se ne sia accorto solo oggi. Noi eletti all’estero tra le fila del Partito Democratico lo diciamo e gridiamo dal primo giorno utile, in altre parole da quando abbiamo percepito le reali intenzioni del Governo a maggioranza Popolo della Libertà. Ed abbiamo agito di conseguenza opponendoci sempre ai tagli, sia in Commissione sia in Parlamento. Non accetto quindi richiami qualunquistici ai 18 parlamentari eletti all’estero. Non siamo un fascio! Le responsabilità sono disgiunte. Il Governo decide sui tagli. Il Parlamento sarà la sede di una battaglia durissima in cui la maggioranza che sostiene Berlusconi deciderà, nonostante la nostra fortissima opposizione. In quella sede ognuno faccia le proprie valutazioni sul lavoro di tutti.
Siamo pronti al dialogo sulle riforme. Qualcuno ci dica come, dove e quando e, soprattutto con quali priorità ed in quale direzione. Vorrei ricordare le differenze tra Governo e maggioranza da un lato, ed opposizione dall’altro! Noi abbiamo delle proposte. Istituti di cultura, promozione e diffusione della lingua italiana, legge elettorale e rappresentanza, Comites e Cgie. Ma oggi il vero problema, la contraddizione, sarebbe quella di parlare di riforme senza aver avuto neanche l’opportunità di parlare dei tagli, preventivamente decisi da altri ed a noi solo comunicati. Parlare di riforme, con capitoli di bilancio annientati, mi pare, oltre che una contraddizione, anche un metodo di lavoro offensivo per i soggetti coinvolti. Esistono le condizioni per recuperare qualcosa in termini di risorse? Anche qui, responsabilità disgiunte. Ci dica il Governo come, dove e quando. La preoccupazione è forse il già prospettato ricorso al voto di fiducia? Si costruiscano ora, subito, le condizioni affinché il Governo ne tenga conto. Oltre al recupero rispetto ai tagli prospettati abbiamo l’impegno sulle detrazioni per carichi di famiglia per i residenti all’estero, l’esonero ICI e la questione dell’assegno sociale. Vorremmo rimettere in moto le questioni della sicurezza sociale.
Arriviamo allora alla vera novità di questa prima fase della vita del Governo Berlusconi: il consenso disgiunto. Non importa cosa si faccia in concreto e neanche cosa si proponga, l’importante è che i sondaggi dicano che tutto va bene. Ecco allora che dall’immunità per le più alte cariche dello Stato si passa ai Ministri. Ecco che la maggioranza deve scegliersi anche il rappresentante dell’opposizione – come per le Commissioni di vigilanza. Ecco che all’improvviso, oggi, qualcuno cerca di metterci tutti e diciotto nella stessa barca. Quando invece il centro destra, in occasione di due leggi finanziarie targate maggioranza Prodi, nonostante gli aumenti considerevoli previsti per gli italiani nel mondo, non aveva fatto altro che attaccare il Governo. Uniti dai tagli e dall’emergenza, qualcuno dirà. L’esperienza però insegna che in questi casi è vero il contrario e ciascuno è chiamato a fare il meglio, ed anche di più, in casa propria.
Non sono molto bravo a capire cosa si celi dietro le cose dette, meno ancora tra le cose non dette. Immagino che, se l’editoriale a firma Ferretti fosse un appello all’unità per raggiungere l’obiettivo di limitare i danni, sarebbe stato opportuno farlo anticipare da una riflessione anche del gruppo dei Parlamentari del PdL, non solo dalle pagine de l’Italiano. Se invece si trattasse di un primo esempio di dissenso congiunto al nostro, costituirebbe un primo segnale di risveglio in casa PdL.
On. Marco Fedi

Camera dei Deputati
Segretario III Commissione Affari Esteri e Comunitari
Piazza San Claudio 166
00187 Roma

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