La Parentopoli siciliana

Ignazio Messina

Giovanni Ilarda, il “Brunetta siciliano”, il moralizzatore dei costumi della Pubblica Amministrazione regionale, è stato colto con le mani nel sacco per aver agevolato l'assunzione di sua figlia nell'assessorato ai Beni culturali. Anzichè chiedere scusa ai cittadini parla di un'azione di ripicca da parte dei sindacati che hanno portato alla luce il caso “Parentopoli” della Regione Sicilia. Il sistema è già noto ma affinché non degeneri bisogna tenerlo sotto osservazione.

Se davvero l'assessore Ilarda non trova nulla di immorale in questo tipo di assunzioni perché allora non ha assoldato lui stesso la sua preparata figliuola? Dispiace la caduta di stile di un alto magistrato, che tutto sommato stava facendo un buon lavoro in Regione, Ilarda però è forse solo la maglia debole di una rete che arriva fino al nostro caro Presidente del Senato, Renato Schifani, la cui sorella siede nello staff dell'assessore alle Politiche per la Famiglia, mentre nello staff dell'assessore all'Agricoltura troviamo la cugina del ministro di Grazia e Giustizia Angelino Alfano.

Quanto a Raffaele Lombardo, governatore della Sicilia, ci fa quasi rimpiangere il suo predecessore Totò Cuffaro, Re dello sperpero, che tra l'altro venendo a Roma ad occupare una poltrona in Senato ne ha lasciate quattro o cinque in Regione per i suoi amici.
Lombardo infatti non si preoccupa neppure di salvare la faccia stigmatizzando il comportamento di coloro che hanno procurato queste improvvide assunzioni ma plaude solo al bel gesto delle dimissioni volontarie della figlia di Ilarda. Dunque, mentre Ilarda fa le pulci ai lavoratori della Regione, Lombardo chiude gli occhi sui veri sprechi e clientele della Casta.

Alla luce di questi fatti non sorprende l'allarme lanciato dalla Corte dei Conti sull'aumento della spesa per il personale. Questa classe dirigente clientelare sta costando troppo ai cittadini!

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