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Un pericoloso riflusso verso forme di autoritarismo sempre meno velato

di Roberto Marchesi Scrittore, giornalista, economista

Dallas, Texas

Il vero scontro “politico” sarebbe quello tra chi sostiene una societa’ piu’ liberista e capitalista contro chi sostiene una societa’ piu’ giusta e socialista (non comunista, che sarebbe anche meglio sotto il profilo dell’equita’, ma porta inevitabilmente alla dittatura).

Ma un “confronto” del genere, dato che i capitalisti nelle societa’ ricche sono solo, al massimo, il 10%, se fosse fatto correttamente porterebbe inevitabilmente e costantemente alla vittoria dei “socialisti”. Allora i capitalisti devono, allo scopo di prendere i voti che servono per stare al governo (o meglio, in una democrazia seria, per metterci gli uomini di loro fiducia), ricorrere a “droghe” piu’ o meno leggere, come il populismo o la religione per convincere, attraverso il controllo dei mezzi di informazione, il popolino a votarli.

Tutti i mezzi di informazione infatti, salvo i piccoli giornali locali e, per ora, internet, sono controllati dai capitalisti.

In Italia ci sarebbe anche la televisione pubblica a potersi salvare da questa “regola”, peccato pero’ che, di fatto, non e’ al servizio del pubblico ma a quello dei partiti, e comunque, essendo in ogni caso un pericolo costante, arriveranno presto a privatizzarla, togliendo cosi’ l’unica possibilita’ al cittadino di avere una informazione corretta ed autenticamente libera (dagli interessi dei poteri forti).

Con “popolino”, poco sopra, mi riferivo a quella parte di popolo totalmente ignaro dei fatti della politica ai quali, specialmente in campagna elettorale, e’ facile dar da bere quelle autentiche “illusioni” che servono allo scopo di carpire il voto. (Poi abbiamo visto nel libro “la Casta” che uso ne fanno di quella fiducia).

Certamente la prassi di carpire la fiducia dell’elettore non e’ una prerogativa unica dei “liberisti”, lo fanno ogni volta che possono anche i “socialisti” (o i centristi, p.es. quelli dellla vecchia DC), ma e’ un fatto inoppugnabile che, soprattutto in Italia, i mezzi di informazione sono pressoche’ totalmente controllati e dominati dai “liberisti”, con il capo di essi addirittura a candidarsi ed essere quindi eletto per governare in prima persona il paese (cosa semplicemente impossibile in ogni altra democrazia per il palese conflitto di interessi).

Il concetto di democrazia, in una situazione siffatta, scricchiola assai. “Formalmente” non si puo’ dire che non lo sia, essendo il personaggio votato liberamente dal popolo, ma nel concetto di democrazia ci sarebbe anche che chi governa lo fa nell’interesse del popolo, inteso nel suo insieme, e non nell’interesse di una parte particolarmente privilegiata di esso (o peggio, come spesso accade, nel proprio specifico interesse).

Nelle democrazie mature i costituenti e gli intellettuali del paese hanno fatto in modo che questo non potesse avvenire.

L’Italia invece e’ ancora ad un livello molto basso di civilta’ democratica e gli intellettuali, dalla politica, sono ormai praticamente scomparsi, con un impoverimento generale della classe dirigente che potrebbe, attraverso l’evidente crescente populismo, essere l’indice di un pericoloso riflusso verso forme di autoritarismo sempre meno velato.

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