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La retorica della lotta alla mafia. Veltroni e la mancanza di proposte serie e radicali

I siciliani da ieri hanno una iattura in più. Un Veltroni in veste elettorale che ieri a Caltanissetta ha affermato che nel caso dovesse vincere le elezioni, il suo governo si impegnerebbe a combattere la mafia, la camorra e la 'ndrangheta. Come? Con quali proposte? Mistero.
Un vago accenno ad un “maxi voto di scambio” che andrebbe spezzato, l'importanza dell'applicazione del carcere duro, il cosiddetto '41 bis', “più opportunità per i collaboratori di giustizia” e, per concludere, la realizzazione “di un'agenzia” che si occupi della confisca dei beni dei malavitosi. Tutto qui. Il tutto condito da un'analisi “nuova” della realtà mafiosa, vale a dire che “la mafia non è solo orrenda per i mascalzoni che hanno ucciso e sciolto nell'acido i bambini, i mafiosi sono criminali, assassini e vigliacchi”. Grazie Veltroni. Senza di lei non sapremmo come fare.

Non scherziamo. Questa è un'idea marginale e di comodo del fenomeno mafioso. La mafia non è solo una realtà fatta di famiglie, di cosche ma di intrecci profondi con l'impreditoria, il sindacalismo, la politica sino ai livelli nazionali. La mafia non è un fenomeno locale ma globale, quindi, non bisognerebbe parlarne solo in campagna elettorale e, soprattutto, non solo nelle regioni del Sud. La mafia è al Sud quanto al Nord. Certo in forme diverse ma non per questo meno pericolose. E' proprio questo approccio elettoralistico la iattura dei siciliani, come del resto dei calabresi, dei campani e, forse in forma minore, dei pugliesi. Politici che d'incanto si svegliano dal torpore del palazzo e sparano frasi fatte come “i bambini sciolti nell'acido” che, seppur vere, non sono una novità per quei cittadini nati e cresciuti in ambienti difficili come le regioni del Sud. Non ce niente di nuovo, caro Veltroni. Il nuovo sta nelle proposte “radicali” che si fanno. Ed allora, iniziamo col dire alcune verità semplici. Solo quattro punti semplici ma efficaci.

Prima di tutto, la politica deve uscire a tutti gli effetti dalla magistratura. Iniziando dal Consiglio Superiore della Magistratura. E' evidente che questo organo dei magistrati preposto a nomine, trasferimenti, promozioni, formazione professionale, sanzioni disciplinari ecc, non si può permettere di avere al suo interno una parte, quella togata cioè eletta dai magistrati, sempre più politicizzata. I Radicali di Sinistra sono favorevoli a prendere in considerazione l'importante proposta del procuratore torinese Bruno Tinti di sorteggiare i togati fra i 10 mila magistrati in servizio. Questo punto è importantissimo visto che le nuove regole del nuovo ordinamento giudiziario, o legge Mastella, prevedono una “valutazione di professionalità ” in cui la valutazione negativa ripetuta più volte può diventare motivo valido di licenziamento dei magistrati. E' evidente, allora, come sia essenziale avere un organo giudicante, come il Csm, il più possibile estraneo agli aspetti politici delle inchieste in corso, soprattutto a quelle direttamente indirizzate all'intreccio tra il mondo politico e la criminalità organizzata.

Secondo, è importantissimo spezzare il legame tra criminalità organizzata ed appalti. Come? Seguire l'esempio isolato, di cui nessuno parla, del comune di Gela in cui le gare d'appalto avvengono non più nel segreto delle stanze comunali ma davanti a carabinieri e polizia. Dopo cinque anni l'infiltrazione mafiosa negli appalti pubblici nel comune di Gela è quasi inesistente.

Terzo, il nostro Paese è in una situazione economica disastrata e la macchina della giustizia non è da meno. Il deficit in termini di risorse umane e logistiche è impressionante. Inoltre, la lentezza dell'azione giudiziaria è insopportabile. Per questi motivi sarebbe importante varare una revisione del Codice di Procedura Penale che porti i gradi di giudizio da tre a due, abolendo quindi il grado d'appello (salvo in caso di nuove prove). In effetti, attualmente, le diverse fasi per arrivare alla Cassazione sono cinque: indagini preliminari, udienza preliminare, primo grado, appello e Cassazione. E' evidente che questa riduzione nei gradi di giudizio libererebbe risorse, sia in termini di magistrati sia di finanziamenti, capaci di aumentare e migliorare l'azione di contrasto sul territorio al legame tra politica e mafia attraverso il voto di scambio. Questo permetterebbe, inoltre, un miglioramento nell'azione di confisca dei beni delle famiglie mafiose.

Quarto, annientare il sistema di collusione tra l'apparato mafioso ed i partiti dove il voto di scambio si basa sul riconoscimento di subappalti ed assunzioni nel settore della sanità. Quindi, dalla gestione dei fondi per le spese sanitarie, alle assunzioni di affiliati alla mafia all'interno delle strutture sanitarie, alla gestione di appalti di servizi. In altre parole, spezzare il circolo vizioso in cui amministratori pubblici, in cambio di voti, cedono benefici sottoforma di subappalti ed assunzioni ai membri, agli affiliati ed ai parenti delle famiglie criminali. Cosa fare? E' urgente una nuova normativa che tenga conto del fatto che il voto di scambio non si basi più sul passaggio del denaro in cambio di voti, ma sul passaggio di appalti e di assunzioni (controllo amministrativo della sanità) in cambio di voti. In questo contesto, il 416 ter non è più efficace. Va varata al più presto una nuova normativa che tenga conto di queste diverse realtà. Ma questo è un problema anche politico. Bisognerà valutare chi avrà la volonta' politica di agire in questo senso.
I Radicali di Sinistra senz'altro.

Per il Comitato Politico dei Radicali di Sinistra

Pietro Affaiati,
Fabrizio Cianci,
Pierfrancesco Lorenzini,
Enea Melandri,
Giacomo Orsucci,
Francesco Saddi,
Manuel Santoro

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