Stato di agitazione vertenza fiscale negli Stati Uniti

La Direzione Nazionale CONFSAL-UNSA/ESTERI

Tra i numerosi motivi che hanno spinto l’UNSA/Esteri a proclamare lo stato di agitazione, ha un particolare rilievo la vertenza con il fisco statunitense.
Come noto, l’Italia ha sottoscritto convenzioni bilaterali per evitare la doppia imposizione in materia fiscale con numerosi Paesi, tra i quali gli Stati Uniti. Le convenzioni, che risalgono per la maggior parte agli anni ottanta, prevedono fondamentalmente che i dipendenti delle diverse amministrazioni italiane, residenti negli stati contraenti, debbano versare le imposte nel paese di residenza.
I contratti di lavoro dei dipendenti a contratto a tempo indeterminato sono stati stipulati, anche successivamente alla ratifica della Convenzione, con la previsione che la ritenuta fiscale sarebbe stata effettuata dal Fisco Italiano alla fonte, in stridente contrasto con quanto previsto nella Convenzione ratificata tra Italia e Stati Uniti.
Dobbiamo precisare che le OOSS. hanno lamentato da lungo tempo i problemi derivati dalle convenzioni fiscali; che qualcosa non andasse bene si sapeva, al punto che la nostra Amministrazione, gia’ nel 2001, nel Protocollo di Intesa relativo agli impiegati a contratto, assumeva l’impegno di rimediare la situazione. Ma niente di concreto è stato fatto e la crisi finalmente è scoppiata, con un primo caso nel Canada e poi, in forma collettiva, negli Stati Uniti.
La mancanza di previsione si paga: purtroppo non pagheranno coloro che hanno applicato in forma imprudente quelle convenzioni, non pagheranno i funzionari del M.E.F. che non hanno saputo applicare il principio della reciprocita’ e difendere gli impiegati con la risolutezza con la quale invece ora si rifiutano di restituire le tasse incamerate nel corso degli anni, non pagheranno i nostri diplomatici e “esperti” a Washington che non hanno saputo anticipare e arginare le conseguenze di questo disastro. Come scontato, pagheranno tutto i lavoratori. Gli impiegati a contratto, che hanno agito in assoluta buona fede, sono stati costretti a partecipare ad un “condono fiscale” e hanno dovuto versare al fisco USA, l’I.R.S., decine di migliaia di dollari, con ulteriori somme da pagare a seguito di verifiche e la prospettiva di dover ancora affrontare la questione e il pagamento delle tasse statali.
Il M.E.F., dimentico dell’ atteggiamento assunto con la controparte americana, con la quale ha inteso stipulare accordi che metodicamente si sono tradotti – al momento della loro applicazione pratica da parte dell’I.R.S. – in puri malintesi, intende ora restituire le tasse pagate dai colleghi dopo un lunghissimo iter burocratico e solo dopo che gli impiegati interessati abbiano dimostrato di aver pagato il fisco statunitense.
Il prossimo 11 marzo nostri colleghi della rete USA confluiranno in massa a Washington dalla California, dalla Florida, dal Michigan, dalla Pennsylvania, dal Texas e da New York con l’intento, semplice e ben modesto, di incontrarsi con il loro Ambasciatore per instaurare con l’Amministrazione un rapporto di collaborazione per il raggiungimento di svariati obiettivi.
Tuttavia, l’Ambasciatore Castellaneta, che aveva acconsentito all’incontro e ne aveva fissato la data, ha fatto sapere venerdi’ sera che “improrogabili impegni” lo hanno costretto a delegare ad altri funzionari l’incontro con i “contrattisti” che si stanno avviando verso un tracollo economico gravissimo, per loro e per le loro famiglie.
Considerato che l’Ambasciatore difende con energia i diritti dei lavoratori perorando con un lungo messaggio l’ingiustizia della riduzione del 3% dell’I.S.E (causa che naturalmente appoggiamo), ci piacerebbe che spendesse anche qualche parola riguardo ai trenta/quarantamila euro che gli impiegati a contratto hanno dovuto sborsare al fisco degli Stati Uniti e alla riduzione di fatto delle loro retribuzioni a seguito dell’imposizione fiscale prevista localmente sul cento per cento dell’imponibile lordo.
L’UNSA/ESTERI, dunque, chiede a tutti gli iscritti e simpatizzanti di solidarizzarsi con i nostri colleghi degli Stati Uniti, ingiustamente penalizzati. Di fronte alla freddezza tecnocratica del MEF e alla mancanza di riguardo di alcuni diplomatici, sta a noi costruire un ponte di solidarietà. L’11 marzo tutti dobbiamo sentirci “impiegati a contratto USA”.
All’Amministrazione Centrale e agli operosi diplomatici –fortunatamente ci sono anche loro– che hanno dedicato tanto tempo ed energia per risolvere ragionevolmente il problema, chiediamo di fare un ennesimo sforzo e di imbastire una soluzione di emergenza, chiediamo che non dimentichino proprio ora i nostri dipendenti “USA”, chiediamo che vengano varati urgenti stanziamenti e venga risparmiato il disastro economico ai nostri colleghi, chiediamo che vengano risarciti di un danno non causato da loro, chiediamo un po’ di giustizia!
L’UNSA/ESTERI E’ IN STATO DI AGITAZIONE ANCHE PER LA VERTENZA FISCALE DEGLI STATI UNITI E FIN DA ORA ANNUNCIA L’INTENZIONE DI ADIRE TUTTE LE MISURE DI AUTOTUTELA SINDACALE CHE SARANNO RITENUTE NECESSARIE, GLI ISCRITTI UNSA IN TUTTO IL MONDO NON RIMARRANNO INDIFFERENTI, NON LASCERANNO SOLI I COLLEGHI NEGLI STATI UNITI.
L’UNDICI MARZO TUTTI SAREMO SIMBOLICAMENTE PRESENTI A WASHINGTON!
Roma, 10 marzo 2008

CONFSAL-UNSA/ESTERI: Sindacato degli Impiegati Contrattualizzati Italiani e Stranieri del Ministero degli Affari Esteri
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