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La vita rubata

“La vita rubata. Un mistero italiano” finalmente in onda, sulla scia di rinvii e polemiche. Dal 27 novembre al 24 febbraio, fino al 10 marzo, giorno in cui la Rai trasmette, in prima serata, la storia di Graziella Campagna, per la regia di Graziano Diana, interpretata da Larissa Volpentesta e Beppe Fiorello nel ruolo di Pietro, fratello carabiniere della diciassettenne vittima della mafia, che non ha mai smesso di cercare giustizia per sua sorella. Solo 17 anni aveva, infatti, Graziella il 12 dicembre 1985, sera in cui non fece ritorno a casa, per sempre. Graziella viveva con la famiglia a Saponara, in provincia di Messina, lavorava in una lavanderia di un centro balneare, poco distante dal suo paese, che raggiungeva con la corriera. Il suo cadavere fu poi ritrovato, dopo due giorni, nelle campagne circostanti.
Perché fu uccisa? In lavanderia, tra gli altri clienti, passavano anche l’ingegner Toni Cannata e il geometra Gianni Lombardo, falsi nomi di Gerlando Alberti jr (nipote dell’omonimo braccio destro di Pippo Calò) e Giovanni Sutera, latitanti ricercati per mafia e traffico di droga. In una camicia lasciata a lavare, dimenticarono documenti importanti, forse un’agendina, che malauguratamente capitarono nelle mani della giovane Graziella, consegnati alla collega Agata Cannistrà, quindi, mai più ritrovati. Morì per questo, Graziella, mentre in quelle campagne tentava di difendersi da chi le deturpò il viso a colpi di lupara, perché aveva visto ciò che non doveva.
Un destino atroce coperto da misteri e depistaggi che hanno accompagnato le ricerche dell’onesto carabiniere e fratello della vittima, Pietro, in un inferno durante cui è stato anche umiliato con la sospensione dall’Arma, reo d’aver collaborato con la Polizia, ma che nonostante tutto ha dato i suoi buoni frutti, scoprendo come, in una provincia apparentemente tranquilla, la mafia nascondesse, sotto mentite spoglie, latitanti aiutati da una rete di complicità e favoreggiamenti in cui la giovane Graziella era rimasta impigliata per una tragica fatalità.
Un’indagine durata vent’anni, dunque. L’11 dicembre 2004 la Corte d’Assise di Messina condanna all’ergastolo Gerlando Alberti jr e Giovanni Sutera, mentre per la Cannistrà e Franca Federico, titolare della lavanderia, emesse due condanne per favoreggiamento. Sentenza annullata, però, a causa della decorrenza dei termini di custodia cautelare. A ventitre anni dall’omicidio, la vicenda giudiziaria non è ancora conclusa e proprio tra una decina di giorni è attesa la sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Messina, sulla richiesta di conferma dell’ergastolo nei confronti dei due imputati, attualmente in libertà.
Ecco perché la messa in onda di “La vita rubata” ha rischiato un terzo slittamento, quasi una “Cassazione”, su richiesta del presidente della Corte d’Appello di Messina, Nicolò Fazio che ha inviato la terza richiesta di rinvio a Luigi Scotti, ministro della Giustizia al posto che fu di Mastella, il quale subito accolse la prima clamorosa richiesta, per evitare di turbare la serenità dei giudici, come se un processo possa essere deciso per la visione di un film, e non in base alle carte processuali. Ma stavolta il “no” è inappellabile.
È una triste vicenda, questa, in cui indifferenza e interessi forti si intrecciano mentre i familiari di Graziella, che non hanno ancora ottenuto giustizia, sono turbati da questi colpi che uccidono, ancora una volta, la loro amata. È giunta l’ora di rendere nota a tutti la storia di questa breve vita rubata, ancora poco conosciuta, di una “martire della mafia”, senza più rinvii, in quella che è la tv pubblica italiana al servizio dei cittadini, per quei pochi che ancora lo ricordano.
Nel cast del film, prodotto da Alessandro Jacchia e Raifiction, oltre ai due protagonisti, un gran numero di attori siciliani, tra cui: Aurora Quattrocchi, Alessio Vassallo, Mario Re, Guja Jelo, Maurizio Marchetti, Valentina Ferrante e Federica De Cola.

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