Limiti e opportunità  dell’intervento umanitario

Karly Kupferberg, studente all'Università di Nottingham, al corso post-laurea in Social and Global Justice, è ambasciatore per la Gran Bretagna di STAND, Student Anti-Genocide Coalition.
Alle spalle, molto attivismo e amore per il suo lavoro: ha viaggiato più volte in Africa per lavorare con piccole comunità in diversi Stati, come nel 2006, nel sud del Kenya, dove ha dato il via a una organizzazione non governativa per aiutare i Masai sostenendo progetti di scolarizzazione in Maasailand.

La passione per l'Africa l'ha portato ad affrontare il dramma del Darfur e ha deciso di canalizzare le sue energie per dare il suo contributo affinchè si giunga al più presto alla fine del genocidio in Sudan.
Karly ci propone due suoi rapporti: “Humanitarian Intervention in Darfur – Justifying the right to intervene by mapping principles of the Just War paradigm”, nel quale ricerca i principi che giustificano la tesi secondo cui l'intervento umanitario in Sudan non debba tenere conto della sovranità nazionale di quest'ultimo in quanto si palesano gravi violazioni ai diritti umani; “Opportunities and constraints confronting the UN when attempting to prevent, manage or settle intrastate conflicts -A comparative analysis between the current atrocities in Darfur and the Rwandan genocide”, che delinea possibilità e limiti della gestione e prevenzione dei conflitti interni ai due Paesi da parte delle organizzazioni facenti capo alle Nazioni Unite e, localmente, all'Unione Africana. Pur avendo determinato reazioni diverse in ambito internazionale, i due conflitti hanno determinato la morte di centinaia di migliaia di civili evidenziando mancanze ed errori della gestione internazionale delle crisi in oggetto.

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