La laicità  accantonata

di Fabio Peterlongo

Laico ma non laicista. Laico ma non laicista. Il mantra della politica italiana. Una delle trovate di marketing più geniali degli ultimi 10 anni è il concetto di “laicismo”. Laicismo, ossia questa “laicità esagerata”, che, secondo alcuni, tende a distruggere le basi della società in virtù di una concezione relativistica che tende ad umiliare le religioni maggioritarie estromettendole totalmente dalla sfera pubblica, confinandole nella propria vita privata. A questo laicismo integralista si contrapporrebbe la laicità, sana, moderata, rispettosa dei valori dei religiosi.
Ora, non voglio illustrare in questo articolo i motivi per cui l'appropriazione indebita del termine (non del concetto, dell'idea, quella è nostra e non ce la leva nessuno) di laicità da parte dei partiti, dei movimenti, degli individui che più o meno esplicitamente si richiamano alle dottrine della chiesa cattolica sia un atto di stravolgimento del significato reale che tale concetto storicamente ha espresso. Non lo voglio fare ora, per un semplice motivo: è un'impresa che trovo ridicola, in quanto totalmente autoevidente ed è sempre molto difficile spiegare l'autoevidenza. Chi dice di essere laico e contemporaneamente chiede che le dottrine di una fazione religiosa diventino norma di legge valida per tutti, ha un concetto di laicità evidentemente problematico. Questo vale per i pluridivorziati dell'Udc, di Forza Italia, di An, dell'Udeur e anche per gli amabili furbacchioni del Partito Democratico. Secondo i più intransigenti tra questi, l'Italia è un paese cattolico e la sua legislazione deve tenere conto delle sue tradizioni religiosi e delle sensibilità diffuse. Secondo i democratici veltroniani, la laicità è un punto di vista faticosamente raggunto attraverso la mediazione e il compromesso tra istanze cattoliche ed istanze a-religiose.
In realtà la laicità è qualcosa di profondamente diverso e ben più radicale. La laicità è uno di quei principi che non ammettono deroghe o svicolamenti. Uno stato è laico o non lo è. Può esserci anche una sola norma nella legislazione di uno stato che derivi dalla morale di una religione, che quello stato non è più laico.
In realtà negli ultimi anni abbiamo assistito alla progressiva e sistematica complicazione del concetto di laicità, che in realtà è un concetto abbastanza semplice. Una complicazione escogitata ad hoc dalle gerarchie ecclesiastiche e dai loro servi in parlamento per sollevare una cortina di fumo sopra un principio altrimenti limpido. Una complicazione fatta di se, di ma, di ma anche, di postille, di commi, di cavilli, per cui si arriva a potersi definire laici anche se tutto quel conglomerato di postille e codicilli aggiunti artificiosamente negano con evidenza il principio di partenza.
In realtà il principio di base dell'essere laico è questo ed è di una semplicità disarmante: sono laico se chiedo che le norme etiche valide per alcuni non diventino legge per tutti. Se sono cattolico e non voglio divorziare, non divorzio. Se invece nel mio universo di valori è concepibile il divorzio, posso divorziare. Semplice no?
Quindi, al termine di questo articolo vi propongo un esercizio. La prossima volta che sentirete un politico parlare di temi etici, domandatevi: “Sta forse cercando di impormi in qualche modo una certa visione della vita attraverso la criminalizzazione di determinati comportamenti invisi a questa o quella ideologia o religione?” Se sì, non è laico. Se no, è laico.

Radicali di Sinistra

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