La campagna che ci tocca

di DANIELA GAUDENZI

Può capitare anche che nel vivo ormai della campagna elettorale in corso nel proprio paese ci si possa appassionare a quelle degli altri. Sarà che qui dopo qualche giorno in cui incredibilmente si è persino parlato di “liste pulite”, definizione che risulterebbe praticamente incomprensibile per un elettore straniero, grazie al solito “guastafeste” che secondo Cossiga porta nel simbolo del PD le manette sempre tintinnanti per consolidata definizione, siamo sprofondati in quella che si annuncia come una campagna elettorale alquanto soporifera. Qualcuno, come Gianfranco Pasquino, pur definendola “alquanto sottotono” preferisce chiamarla “comparativa” e tenta di definirla come una fattispecie in cui “l’uno o l’altro dei contendenti, se non meglio, tutt’e due, spiegano con dati, cifre, fatti, valutazioni di costi e conseguenze, le proprie proposte politiche confrontandole puntigliosamente con quelle dell’avversario..” (l’Unità del 25 febbraio).
Opportunamente Pasquino distingue questo tipo di campagna elettorale da quelle che negli USA vengono definite campagne “negative” e porta puntualmente come esempio le cadute imperdonabili della ex-first lady che attacca con protervia e strumentalità Barack Obama fino al punto di passare ad un sito repubblicano una sua vecchia foto con un vestito tradizionale senegalese che fa molto islamico o di dargli vergogna per un volantino propagandistico in materia di riforma sanitaria che non le è piaciuto risalente, guarda caso a molte settimane fa.
Le campagne “negative” sono in buona parte basate sulla “demonizzazione” dell’avversario (Obama islamico, Obama copia i programmi dallo staff di Bush, Obama bugiardo, inaffidabile ed inadeguato) che si ha quando “l’avversario viene attaccato nella sua persona e si rivangano elementi del passato che, per quanto anche veramente svoltisi, tendono a metterlo in cattiva luce come uomo, e non come politico e come candidato”. (ibidem)
Cosa alquanto differente e foriera, oltre che di un confronto elettorale mortalmente soporifero e sbilanciato, anche di pesanti ricadute negative è “tenere basso il tiro della critica mirata e documentata nei confronti dell’antagonista Berlusconi”.
Insomma anche il democratico e iper moderato Pasquino invita Walter Veltroni, che avrebbe addirittura la pretesa di fare l’Obama di casa nostra, nonostante che stia in politica da trent’anni e sia uomo di apparati e di potere, quantomeno a ricordare “le promesse non mantenute” di Silvio Berlusconi. E magari, gli raccomanda anche di non dimenticare quelli che lui eufemisticamente definisce “gli inconvenienti in materia costituzionale ed economica” del suo quinquennio governativo, nonché “il bassissimo profilo e prestigio della sua politica estera, e in special modo quella condotta in Europa dal suo governo e dai relativi ministri…..”.
Ma forse sarebbe anche il caso di citare la collocazione dell’Italia in tutte le graduatorie internazionali in materia di trasparenza, di corruzione, di pluralismo e di libertà di informazione, i richiami degli osservatori Onu sullo stato della giustizia e sull’indipendenza della magistratura in Italia, gli interventi europei riguardo la legge sulle rogatorie, la recentissima sentenza della Corte Europea sul caso di Europa 7 e le sanzioni che la comunità europea sta per comminarci per la violazione sistematica della concorrenza e del pluralismo….
Per adesso presentando il programma Veltroni ha annunciato molto vagamente un intervento sul conflitto di interessi of course “non punitivo” e ha subito stoppato con grande imbarazzo la proposta programmatica di Di Pietro sul fronte del riassetto radiotelevisivo che va nel senso della Corte Europea, che mira a liberare il mercato delle frequenze e a sottrarre il servizio pubblico al giogo dei partiti.
Sul fronte cruciale di un recupero almeno formale dell’etica pubblica ha dato l’ok all’esclusione dei condannati per reati contro la pubblica amministrazione e di chi è rinviato a giudizio per un reato di particolare gravità come l’associazione mafiosa, perché era l’ultimo tram per tentare di arginare quella che viene paradossalmente definita “antipolitica” identificabile con un vasto segmento di elettorato che va fan di Grillo ai lettori de “La Casta”.
Per riacquistare un po’ di credibilità dopo anni di insabbiamento e/o distrazione totale su questioni preliminari per ricreare un assetto dell’informazione quanto meno decente per il paese e presentabile all’estero non basterà l’operazione di agganciamento dell’IDV.
Così come per portare a votare tanti potenziali elettori sfiniti e demotivati non basterà trincerarsi dietro la priorità assoluta e strumentale della non demonizzazione dell’avversario ma, per citare ancora Pasquino, “diventa imperativo procedere con determinazione ad un confronto personale e politico con il candidato Silvio Berlusconi, chiamato in causa con nome e cognome” e con quelle che il politologo, con eccesso di pudore definisce “tutte le sue inadeguatezze come governante”.

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