Frammentazioni? Gli Italiani in trappola

di Alfredo Narducci

La frammentazione riguarda solo il numero di partiti e partitini e le tante listarelle neonate che sono in parlamento? No la cosa è più seria.Questo è l’aspetto macroscopico che si vede e di cui i mass media parlano, intercettando ed alimentando la curiosità popolare su personaggi e sigle fantasiose (“ Lista Pinco Pallino”,”Movimento del Vattelapesca”, “ Forza del- Dai che ce la Fai”,”ecc.ecc.ecc.).
Oramai la proliferazione di sigle in nome di un pluralismo identitario, culturale, ed ideologico è un movimento inarrestabile,( il vero PIL della nazione!) direi al limite del folcloristico e della sagre paesane!. E’ vero che la difesa di valori e di giuste istanze e la loro rappresentanza è necessaria e dovuta.
E’ senza discussione che la loro esistenza segni la differenza fra una società passiva ed una che sia attiva e dinamica. Ma questo non è più vero se tutto si riduce a fornire un alibi per coltivare e proteggere interessi personali e di nicchia o per aggiungere,alle già tante, nuove posizioni di rendita.
Con quali conseguenze? Alimentare i particolarismi che inevitabilmente restringono l’area dell’interesse generale. Sono processi sempre avvenuti nella storia, perché gli egoismi sono parte della natura umana.
Ma adesso si esagera, perché l’uomo comune e le sue esigenze sono stati declassificati a marginali da taluni potenti e potentini di turno. Difatti è colpa grave che siano alimentate artificiosamente le aree del parassitismo con la dotazione ad hoc di prebende e la costituzione di zone franche, che favoriscono pochi e danneggiano i più. Allora non è più frammentazione politica, non si tratta del pluralismo della democrazia, ma piuttosto è l’espressione di una realtà corporativa ed oligarchica.
Quando questo tipo di moltiplicazione di centri di potere abnormi si sviluppa in una nazione che al suo interno ha forti differenze culturali e socio-economiche, ed inoltre fatica ancora a riconoscersi in una identità comune,si mette in pericolo l’unità nazionale.
La costruzione di fortezze in cui sono racchiusi privilegi, inaccessibili alla maggioranza degli Italiani ( per carità se si conosce la persona giusta si può venire benevolmente cooptati), crea le premesse per la suddivisione del territorio, e direi dello Stato, in potentati. Entità che in competizione fra loro per l’acquisizione di un sempre maggiore potere non guardano al bene comune e qualche volta neanche per il sottile ( vedi mafia e dintorni, come le cronache informano) destabilizzando il Paese come sistema unitario.
L’attuale legge elettorale certifica questa situazione. Con le liste bloccate le segreterie dei partiti o i titolari di signorie politiche scelgono, insindacabilmente i candidati alle elezioni. Naturalmente fra le decine di migliaia di candidati vi sono molte persone stimabili, preparate, qualificate per i loro percorsi personali di vita, ed anche oppositori di tale andazzo (una spruzzata di trasgressione fa tanto democratico!), ma che possibilità hanno di essere scelti dall’elettore?
Nessuna, perché è consentito agli Italiani solo di prendere o lasciare in blocco le liste confezionate ad hoc.
Non si permette all’elettore di negare il proprio voto al candidato che non ritenga idoneo, anche se capolista, o di votare qualcuno che si stima. Allora è giustificato chi si rifugia nell’astensione, approfondendo, così, il distacco di parte della società dalla politica?
Allora, al povero cittadino che rimane?
Unicamente la rassegnazione ad una condizione marginale e d’impotenza, la sensazione di avere difficoltà a trovare spazi per innestare un processo personale di crescita economica e civile (ma via, sei tu che non hai iniziativa e creatività, direbbe il Signor Qualcuno!), il risentimento e la rabbia per una condizione disagevole.
Stiamo attenti, così alle persone si uccide la speranza e viene negato il futuro.
Partita persa, dunque?
Il popolo non è bue, ed oramai ha cultura e dispone di mezzi tecnologici diffusi per fare sentire al mondo intero le sue ragioni.
Quando l’uomo comune prende coscienza che rischia il declino della sua condizione sociale, o che è messo nell’ impossibilità di difenderla e migliorarla scatta l’autoconservazione, ed inizia un cammino ignoto. Esiste un popolo in marcia, che non ha più le cioce ma scarpe robuste (tante sono costosissime e griffate!) con le quali andare lontano, e alla bisogna sferrare qualche calcio bene assestato?
Sì che esiste.
Domando ai miei diciotto lettori: è giusto che i cittadini stiano al centro della politica?
La risposta è: lo vogliamo!
Per tutti questi motivi si rafforza la richiesta di cambiare la legge elettorale e, non ci stancheremo di ripeterlo, l’istituzione nel nostro Paese di “vere primarie aperte regolate dalla legge per tutti i partiti”. Credo che la maggioranza degli Italiani sia d’accordo a non accettare falsi!
Basta con le patacche.
Quel che il popolo pretende è necessario non solo per garantire la governabilità, ma anche per consentire un sereno, perché trasparente, confronto democratico.
Permettere il giusto esercizio del diritto fondamentale del cittadino a scegliere consapevolmente da chi si vuole essere governati è solo l’ABC della democrazia.
Quanti lo hanno dimenticato, o lo vogliono dimenticare?(Agorà Magazine)

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