Teodem contro radicali, radicali e teodem

Teodem contro radicali, radicali e teodem contro i giustizialisti di Di Pietro e tutti timorosi di nuovi arrivi nella carovana veltroniana che si allunga con il passare delle ore. La corsa solitaria di Veltroni è finita dopo il primo tornante. Come quei campioni di ciclismo un po’ spompati, il leader del Pd è stato risucchiato dal gruppo degli inseguitori e si prepara a subirne la reazione. Il Pd stesso è ormai una palestra circense: il circo del “ma anche”. Cattolici ma anche anticlericali, per il diritto ma anche per la sua negazione, per ma anche contro l’aborto, contro ma anche per le coppie di fatto, contro ma anche per Israele.
Per tenere insieme questa umanità variamente assortita, Veltroni usa il mastice dell’ipocrisia. Non più di due legislature, salvo deroghe. Bene: la giovane economista di 27 anni, una volta eletta, dovrà andare a casa a 37 anni perché troppo logorata dal potere e invecchiata precocemente?
Il giovanilismo veltroniano è oltremodo patetico. Fondare il rinnovamento sul dato anagrafico è la leva più potente del trasformismo. Di Pietro, Pannella, Fassino e D’Alema non sono vecchi perché così dichiara l’anagrafe. Sono stravecchi perché stravecchie e sconfitte dalla storia sono le loro idee di ex comunisti, neogiustizialisti e beceri anticlericali. Vecchie sono le idee e mai gli uomini.

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