La difesa dell’arte passa anche per Mantova

di Daniele Marconcini
Presidente AMM

Ho partecipato volentieri sabato scorso all'iniziativa svolta presso la
nostra associata Edi Ravanini in Galleria Ferri 3 a Mantova. Più che una
iniziativa è stata una festa ironica a difesa dell'arte e della libertà di
espressione e cioè mettere dei braghettoni(mutande) a dei nudi artistici,
come a suo tempo si fece con i personaggi del Giudizio Universale di
Michelangelo, a delle figure femminili di una mostra di un pittore
mantovano, Stefano Nardi. Questo dopo una violenta polemica sui giornali con
esposti verbali al comando dei vigili urbani della città da parte di una
scandalizzata signora arrivata persino ad insultare la titolare Edi Ravanini
nel suo negozio paragonato ad un pornoshop.

Se non fosse per la ben nota ironia di noi mantovani la cosa poteva finire
in carte bollata mentre invece alla fine è sfociata in un brindisi … dopo
aver naturalmente messo le mutande alle donnine di Stefano Nardi e dopo una
bella esposizione da parte del critico d'arte Carlo Micheli. Potrei anch'io
citare altri esempi come Giulio Romano a Palazzo Tè dove la Camera di Psiche
e Amore , un capolavoro del '500 ci consegna immagini forti e carnali seppur
all'interno di una bellissima fiaba mitologica. E' altro aspetto che mi ha
reso la vicenda eticamente insopportabile, riguarda l'atteggiamento verso le
persone coinvolte. In primis l'organizzatrice da noi sempre apprezzata, Edi
Ravanini. Edi da tre anni ha trasformato la sua profumeria in un salotto
d'arte dove espongono regolarmente pittrici mantovane, anche di adozione, e
collaborando a vari eventi artistici grazie al sostegno di amici e
sponsor,tra cui l'Amm, presentando al pubblico al di fuori dei circuiti
ufficiali e senza aiuti pubblici tanti personaggi che altrimenti verrebbero
consegnati all'oblio. Il vero peccato che sembra emergere dalla vicenda ,al
di là dei nudi,è un suo aspetto assolutamente inammissibile, colto anche
dall'amico Micheli, e cioè il semplice fatto che una mostra d'arte che in
altri luoghi preposti o in altri ambiti socialmente o artisticamente più
consoni non avrebbe scatenato alcuna reazione, a quanto pare non è
accettabile se organizzata in una profumeria ,luogo considerato
probabilmente poco consono. «Va ben, ma at vurè mia paragunar la Capela
Sistina con la vedrina dla profumarìa!».
Edi come tanti noi mantovani non può infatti evidenziare nobili origini o
appartenenze di censo elevato o di lobby cittadine. La nonna di Edi ,la Bice
,faceva la mondina come la mia e come quella di tanti mantovani che
nonostante le loro umili origini si sono fatti strada nella vita, senza per
quello dimenticare le proprie origini. Lo scandalo è che persone normali si
interessino d'arte o ne promuovano la sua diffusione.

Questo mi ricorda la visita a Mantova alla Celeste Galleria, strepitosa
mostra gonzaghesca visitata da 600mila persone,,da parte di un gruppo di
ragazzi latino americani di origine italiana con una guida che per
velocizzare la visita mi apostrofò bruscamente mentre mi appassionavo a
descrivere le opere presenti, dicendomi che tanto quei giovani non ne
capivano molto d'arte. Un atteggiamento che considerai stupido e
culturalmente arrogante. L'arte è e deve rimanere un patrimonio di tutti.

Detto questo invito tutti a MANTOVA a vedere la mostra La Forza del
Bello,organizzata da Salvatore Settis riproponendo un articolo di Cinzia
Carlino apparso su www.sullarte.it .

“Una mostra dedicata a La Forza del Bello, all'arte greca – cioè – che
conquistò l'Italia, come insegna la bella lezione del Graecia capta ferum
victorem cepit di Orazio. Come si formò il Canone greco (forse troppo
semplicisticamente indicato come Bello nel titolo della mostra) e con quale
Forza (ma anche questo termine ci piace poco, forse perché con la Forza ci
si impone, mentre la lezione greca venne assorbita per volontà propria dai
Romani) perdurò nei secoli.
Formazione (del bello), Romanizzazione (cioè industria della copia in epoca
romana), Collezionismo (e falsi di genio): queste a grandi linee le tre
sezioni del percorso, articolato – per la prima volta – non solo negli spazi
delle Fruttiere, ma anche nelle sale affrescate da Giulio Romano. Una mostra
nata dalla collaborazione – anche nei termini di poderosi prestiti – con la
Regione Siciliana che ospiterà, nel 2009 o all'inizio del 2010, la seconda
parte del discorso sulla scultura greca iniziato proprio a Mantova.
Salvatore Settis, curatore della mostra insieme a Maria Luisa Catoni, ha
enumerato gli eccezionali prestiti ottenuti. E non vi è dubbio che siano
pezzi di un inestimabile valore e pregio artistico, riuniti per la prima
volta tutti insieme. Vogliamo citare solo, a scopo esemplificativo, la
Niobide di Roma, l'Apollo di Piombino che lascia il Louvre per la seconda
volta, lo Spinario dei Capitolini e alcuni pezzi recentemente recuperati, ed
ora in mostra al Quirinale, come il vaso di Euphronios. Si aspetta una
grande mostra, dunque, capace di coniugare il rapporto intellettuale, cioè
di ricostruzione del contesto, proprio delle mostre archeologiche, a una
relazione emotiva data dalla qualità delle opere, propria delle mostre
d'arte. Noi accogliamo la sfida: andremo a vedere come si coniuga Giulio
Romano con il Satiro di Mazara, gli stucchi rinascimentali con gli originali
bronzei o le copie romane. E soprattutto andremo per ricordarci che la
scultura greco-romana può interessare, affascinare, istruire – perché no – e
avere così un fortissimo valore culturale. Forse molto di più di
mostre-eventi dai titoli accattivanti e vuoti. Bè, ecco, forse l'unica cosa
che di questa mostra non possiamo condividere è proprio il titolo: Socrate
non avrebbe mai avuto l'arroganza o l'impertinenza dei barbari di dire La
Forza del Bello. Avrebbe preferito sicuramente La Virtù del Canone.
La Forza del Bello L'arte greca conquista l'Italia – Mantova, Palazzo Te dal
29 marzo al 6 luglio 2008
Cinzia Carlino

Daniele Marconcini
Presidente AMM

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