L’INDIPENDENZA DEL KOSOVO E LA SPACCATURA DELL’EUROPA

intervista a STEFANO VERNOLE

…“Non è un mistero che una guerra generalizzata nei Balcani sarebbe gradita a Washington,
perchè destabilizzerebbe il rivale economico europeo e metterebbe in crisi il progetto
alternativo all'oleodotto “Nabucco”, quello russo del “South Stream”. Inoltre, le relazioni UE-Russia stanno scendendo al minimo boicottaggio osservatori OCSE alle presidenziali russe) e viste le intenzioni indipendentiste di Transnistria, Abkhazia ed Ossezia del Sud, sono destinate a peggiorare”… (Stefano Vernole)

CANZANO 1- Gli Stati Uniti, secondo una dichiarazione della Rice, riconoscono formalmente l'indipendenza del Kosovo, D'Alema ha dichiarato che riferirà alla camera mercoledì, e che l'Italia è pronta a riconoscere l'indipendenza, invece la Presidenza UE ha dichiarato che ogni stato è libero di decidere autonomamente, quali sono invece le conseguenze di tali decisioni?

VERNOLE – Questa è giustamente la prima domanda, infatti la conseguenza più importante dell'indipendenza del Kosovo è proprio la spaccatura dell'Europa.
Per ora sono soltanto tre, Spagna, Romania e Cipro, gli Stati che hanno escluso di poter riconoscere l'entità kosovara, ma sono numerosi quelli che stanno attendendo gli sviluppi della situazione e tra di essi anche paesi molto importanti come l'Olanda, la Grecia e il Portogallo. Non escludo che se la prossima settimana la situazione dovesse precipitare, pure nazioni come l'Italia potrebbero fare un precipitoso dietro-front; in questo momento i Serbi stanno scendendo in piazza ovunque, dalla borghese Belgrado fino alla Vojvodina, dalla Bosnia alle enclavi del Kosovo. Per ora gli incidenti sono di poco rilievo ma la situazione potrebbe precipitare da un momento all'altro e allora l'Europa potrebbe sprofondare nel dramma di un nuovo conflitto. Non a caso, sono stati segnalati forti movimenti di mezzi corazzati serbi vicino alla valle di Presevo, da dove potrebbe partire un'ulteriore fiammata dei separatisti albanesi e lo scatenamento del tanto temuto “effetto domino” (Kosovska Mitrovica, Serbia meridionale, Bosnia, Macedonia, Ciamuria, Sangiaccato, Vojvodina). Il progetto della “Grande Albania”, secondo un recentissimo sondaggio, è condiviso dal 90% del popolo schipetaro e il fatto che durante le feste per la proclamazione dell'indipendenza tutti abbiano manifestato con la tradizionale bandiera albanese e non con quella del neonato Stato del Kosovo, la dice lunga sulle loro intenzioni. L'altra bandiera maggiormente sventolata dai manifestanti è stata quella degli Stati Uniti e l'area vicino a Presevo si trova proprio di fianco al settore occupato dalle
truppe inglesi e americane, principali sponsor dell'ex UCK. Non è un mistero che una guerra generalizzata nei Balcani sarebbe gradita a Washington, perché destabilizzerebbe il rivale economico europeo e metterebbe in crisi il progetto alternativo all'oleodotto “Nabucco”, quello russo del “South Stream”. Inoltre, le relazioni UE-Russia stanno scendendo al minimo (boicottaggio osservatori OCSE alle presidenziali russe) e viste le intenzioni indipendentiste di Transnistria, Abkhazia ed Ossezia del Sud, sono destinate a peggiorare. Il disegno statunitense è volto a favorire una sorta di spartizione delle zone d'influenza, consentendo al Kosovo, alla Moldavia e alla Georgia (e possibilmente anche all'Ucraina previa divisione del Paese) di entrare nella NATO, mentre la Serbia e le regioni
separatiste del Caucaso e dell'Europa Orientale (Transnistria) finirebbero nell'orbita militare russa. Il progetto atlantista inasprirebbe ulteriormente i rapporti Mosca-Bruxelles, a tutto vantaggio di Washington e per questo motivo ancora il Cremlino non ha concesso il riconoscimento diplomatico a queste regioni, tuttavia bisogna sottolineare come l'Unione Europea abbia pedissequamente seguito negli ultimi anni la strategia della NATO (dove gli Stati Uniti contano per il 90% e tutti i Paesi europei messi insieme il 10% …), perciò non vedo realisticamente cos'altro potrebbe succedere.

CANZANO 2- Con l'indipendenza del Kosovo non verrà violato il diritto internazione e in particolare la Risoluzione 1244 delle Nazioni Unite?

VERNOLE – Sicuramente. La Risoluzione 1244 delle Nazioni Unite garantiva la sovranità serba sul Kosovo e Metohija, al punto che fino ad oggi il governo di Belgrado ha continuato a pagare il debito estero della Provincia. In ogni caso, in questi anni tale Risoluzione era già stata violata, ovviamente sempre a danno della Serbia; ad esempio era stato impedito che un limitato contingente di truppe serbe potesse rientrare in Kosovo per proteggere la propria minoranza, anche dopo le numerose violenze alle quali essa era stata sottoposta. Il diritto internazionale ha subito una violazione irreparabile proprio a partire dall'aggressione militare della NAT0 alla Federazione Jugoslava nel 1999, quando ci si prese gioco sia dell'ONU che dello stesso statuto dell'Alleanza Atlantica. Oggi la situazione è ancora più compromessa, al punto che l'Unione Europea non ha avuto nemmeno il coraggio di adottare una posizione comune sul riconoscimento del Kosovo e ha lasciato, in maniera ridicola, libertà di scelta ad ogni singolo Stato membro. Come possa adesso rivendicare una
“politica comune” nei Balcani e lanciare una missione delicatissima in Kosovo appare un mistero. Senonchè, anche questa missione denominata “Eulex” e capitanata dall'olandese Pieter Feith, nasce senza l'avallo del diritto internazionale, perchè scavalca concretamente la Risoluzione 1244. Le conseguenze sono un freno del processo di adesione della Serbia all'Unione Europea e un ulteriore indebolimento della legittimità dell'ONU, dove oltre alla Russia, grandi Stati come Cina, Indonesia e Sudafrica sono contrari all'indipendenza del Kosovo.

CANZANO 3- Questa dichiarazione darà veramente l'indipendenza al Kosovo o, dietro c'è un disegno già stabilito da altre nazioni che trasformerà la provincia serba in uno Stato fantoccio?

VERNOLE – Sono estremamente sigificative al proposito le dichiarazioni del capo del governo serbo, Vojislav Kostunica, che ha definito questa “indipendenza” la creazione di uno “Stato fantoccio, amministrato dalla NATO e funzionale agli interessi militari degli Stati Uniti”. Queste parole sono molto importanti, perché invece di rifarsi alla solita retorica storico-culturale del nazionalismo serbo, Kostunica individua i reali interessi geostrategici che stanno alla base dell’indipendenza del Kosovo”. Sicuramente gli studiosi dell'esoterismo e dei movimenti tradizionalisti potrebbero ravvisare in quanto sta succedendo un segno di quell' “inversione dei valori” tanto magistralmente preannunciata da Nietzsche: nella “Terra sacra” dei 1.200 Monasteri cristiano ortodossi, simboli ancori vivi della spiritualità medioevale-europea, viene affidato il potere formale al riconosciuto capo di una banda di narcotrafficanti, sostenuto dalla sinarchia mondialista. Rimane comunque necessario concentrarsi sugli aspetti geopolitici della crisi: sorveglianza dei percorsi degli oleodotti petroliferi, destabilizzazione dell'Europa, importanza geografica del Kosovo e Metohija quale snodo delle vie di comunicazione strategiche verso il Mediterraneo, il Caucaso e il Mar Nero, centralità della regione per lo smercio dell'eroina proveniente dall'Afghanistan, nuovo paradiso fiscale per il riciclaggio del denaro “sporco”.

CANZANO 4- L'”indipendenza” del Kosovo rischia di ricreare un artificiale “scontro di civiltà”, contrapponendo cristiano-ortodossi serbi e musulmani albanesi?

VERNOLE – Il rischio oggettivamente c'è, perchè aldilà del fatto che il nazionalismo albanese si caratterizzi più per l'aspetto tribale che religioso (vedi espulsione dei Gorani, gli slavi musulmani e dei Rom, ad opera dell'UCK), le spinte esterne in questo senso sono molteplici. I finanziamenti provenienti dall'Arabia Saudita alla costruzione di nuove moschee in Kosovo e Metohija, potrebbero presto congiungersi alle spinte dei gruppi wahabiti provenienti dalla Bosnia e che trovano nel Sangiaccato serbo uno sbocco naturale. Il fatto che la Turchia abbia riconosciuto l'indipendenza di Pristina subito dopo gli Stati Uniti e praticamente insieme all'Albania, lascia presupporre che gli strateghi dello “scontro di civiltà” vogliano riproporre questo scenario anche in Kosovo, dividendo
ulteriormente le varie fazioni. Washington, che in passato aveva già fatto balenare il progetto della “dorsale islamica”, potrebbe ora rispolverare questa carta per mascherare il suo ruolo fondamentale. Quella parte della Chiesa Serbo-Ortodossa, che con il mito delle infiltrazioni “qaediste” e “bin-ladeniane” in Kosovo aveva creduto di potersi attirare le simpatie dell'Occidente, deve assumersi una pesante responsabilità' e additare i reali colpevoli dello scippo avvenuto. In questo scenario, si spera che sia il Partito del premier Kostunica che quello del Radicale Nikolic, continuino nella loro visione, che si opppone allo scontro religioso. Tuttavia, è necessario che anche dall'altra parte, i Musulmani in buona fede inizino a prendere atto della manipolazione subita durante le guerre jugoslave e si rivolgano verso il comune nemico dei popoli europei. Tanto per essere chiari, coloro che continuano a sventolare bandiere americane, dovrebbero rendersi conto che nel 1999 i bombardamenti statunitensi sul Kosovo e Metohija furono molto più intensi sulla zona popolata da Albanesi. Uno dei primi effetti dell'uranio impoverito è infatti la sterilità e obiettivo della NATO era frenare la forte prolificità dell'etnia albanese, allo scopo di controllare meglio il Kosovo … Altro che indipendenza!

CANZANO 5- Quanto sono motivati gli Stati Uniti in questo disegno per poter espandere la NATO ad Est?

VERNOLE – Il protettorato sul Kosovo, il nuovo ruolo della NATO quale strumento di polizia del Nuovo Ordine Mondiale e il dispiegamento dello scudo antimissile in Europa Orientale, sono tutti funzionali al disegno strategico statunitense: impedire il riemergere di un forte rivale nella regione eurasiatica. Il Kosovo rappresenta un importante retrovia logistico per le azioni nordamericane in Medio Oriente e non a caso vicino ad Urosevac gli Stati Uniti hanno costruito con Camp Bondstell la loro più grande base militare europea. L'umiliazione della Serbia costituisce naturalmente un avvertimento alla Russia e alla sua politica multipolare di amicizia con Cina ed India. L'allargamento della NATO sempre più verso Est serve sia ad ostacolare la commercializzazione del petrolio
russo in Europa che a frapporre un ostacolo insormontabile ai rapporti di buon vicinato tra Mosca e Bruxelles. Non è un caso che gli Stati Uniti si siano sempre dichiarati indisponibili a far entrare Mosca nell'Alleanza Atlantica, un ingresso della Russia manderebbe in frantumi la loro egemonia nella NATO e ne stravolgerebbe i fini. Il progetto dello scudo antimissile è stato concepito senza neanche consultare Mosca in seno al Consiglio congiunto NATO-Russia, le spese militari degli Stati Uniti continuano con stanziamenti di bilancio senza paragone in nessun' altra nazione. In questo senso, essi sono certamente motivati a continuare la politica di espansione atlantica, a patto di mantenerne il controllo.

CANZANO 6- Può uno statuto speciale garantire alla provincia serba una forte autonomia e l'integrazione in Europa?

VERNOLE – Sicuramente accogliere le proposte di Belgrado volte a conferire il massimo di autonomia alla provincia del Kosovo e Metohija avrebbe potuto risolvere la questione, che ora al contrario rischia di scoperchiare “il vaso di Pandora”. Ovviamente non si è cercato minimamente di andare in questa direzione, perchè tutti i principali protagonisti di questa vicenda hanno giocato verso il precipitare della crisi. Con uno statuto speciale, il Kosovo e Metohija sarebbe potuto andare insieme alla Serbia verso l'integrazione europea, mentre adesso entrambi rischiano una caduta verso l'abisso. Se Belgrado giocherà la carta delle sanzioni energetiche, l'economia kosovara andrà incontro ad una recessione terribile, mentre già la disoccupazione sfiora l'80%. Le miniere di Trepca, che si trovano nella zona serba, sono ferme da anni, la sola fonte d'introito è quella derivante dai traffici della criminalità organizzata e dagli aiuti della “Comunità internazionale”, che però dopo 8 anni di amministrazione si è caratterizzata molto di più per i suoi scandali e le sue ruberie che per le sue capacità di rilancio dell'economia. Le privatizzazioni hanno dato vita ad una gara accanita tra i vari gruppi multinazionali, che si appoggiano sui clan mafiosi locali per il controllo delle risorse. Al popolo non rimarranno che le briciole e un forte risentimento che cercherà di essere sfruttato
dai boss in senso nazionalista. La spartizione effettiva del Kosovo e Metohija, che si sarebbe potuta realizzare in maniera pacifica, porterà invece a nuove tensioni, come successo negli anni Novanta. Ma quest'Europa, sorda e cieca, non vuole né sentire né vedere e giustamente pagherà cara la propria
supponenza.

BIBLIOGRAFIA

Stefano Vernole, giornalista pubblicista, redattore di “Eurasia” Rivista di studi geopolitici, coautore di “La lotta per il Kosovo”, Edizioni all'Insegna del Veltro, Parma, 2007. Laureato in Storia contemporanea con una tesi sulla questione palestinese, sta per conseguire una seconda Laurea in “Analisi dei conflitti, delle ideologie e della politica nel mondo contemporaneo” con una tesi sul Kosovo e Metohija.

giovanna.canzano@email.it

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