Se i risultati per gli italiani all’estero saranno questi è meglio chiudere la porta

Intervista al Senatore Trematerra responsabile degli italiani all’estero per l’Udc
Membro del Comitato per le questioni degli italiani all’estero

Come saranno organizzate le liste nella circoscrizione estero?

Noi avevamo iniziato il discorso con il centrodestra, Forza Italia Lega ed An per fare una lista unitaria nelle quattro circoscrizioni. Ci siamo un po’ bloccati per il momento per ragioni e posizioni politiche. Soprattutto per quelle di Berlusconi che vuole presentarsi insieme con Fini. Naturalmente se questo si verificherà, all’estero, ognuno presenterà le liste per conto proprio. Almeno noi presenteremo le nostre liste da soli come abbiamo fatto la volta scorsa. Non dimentichiamo che all’epoca fu un grande errore ma non dovuto all’ Udc. Anche allora volevamo le liste unitarie ma ci fu una posizione intransigente da parte di Alleanza Nazionale che volle andare da sola per cui fummo costretti alle liste separate e disperdere quindi un patrimonio che avevamo all’estero regalandolo alla sinistra. Forse, oggi, stiamo per commettere lo stesso errore. Però non abbiamo altra scelta. Non vedo perché, se qui in Italia non facciamo le liste insieme con Forza Italia. AN e la Lega, dovremmo poi farle all’estero.

La maggior presenza dell’Udc all’estero, in che zone si concentra?

Noi abbiamo avuto nella circoscrizione del Nord America poco più del 10%, nel Sud America abbiamo avuto un altro 10,40%, il 4,7% lo abbiamo avuto in Europa e la lista che avevamo presentato insieme a Forza Italia in Oceania ottenne pochi suffragi a causa di una organizzazione molto laboriosa. In trenta giorni non si ebbe il tempo materiale di incidere su una circoscrizione così vasta.

Per la lista Udc, quali sono i nomi dei candidati?

E’ presto ancora per la lista, posso solo fare un nome per il momento: Claudio Zinni.

Con la Lega Nord, come la mettiamo? L’on. Goisis ed il Senatore Polledri, per esempio, si sono espressi in maniera assolutamente negativa per il voto degli italiani all’estero. Dicono che non solo non è utile, ma deleterio. Cittadini che vivono e lavorano all’estero e che non pagano le tasse in Italia non dovrebbero votare affatto. Come farete a convivere con questa realtà, non solo in Italia, ma soprattutto all’estero?

Penso che nella politica come nella vita, occorra un po’ di coerenza. Perché al tavolo formato per trattare le liste nella circoscrizione estero, quella sera c’era presente e seduta insieme a noi la Lega nella persona del Senatore Stefani e non fu fatta nessun tipo di eccezione. Abbiamo discusso insieme e trattato le liste per l’estero. Se poi ad un tavolo si dice una cosa e poi se ne pensa un’altra, francamente, la gente non capirebbe.

Senatore, le cose che si pensano in campagna elettorale si sanno quali sono, si pensa ai voti. Altro che chiacchiere e gli italiani all’estero, oggi, potrebbero convenire in termini di voto, con il proposito, in un secondo momento, di farli fuori. Oggi, parlarne intorno ad un tavolo, non è solo una questione di opportunità?

Si capisce come sono le campagne elettorali. Si dice una parola in più o una in meno ma se le dichiarazioni dell’on. Goisis e del Senatore Polledri, io non le ho lette, sono vere, contrarie al voto degli italiani all’estero addirittura ipotizzando l’abolizione del voto stesso perché deleterio, occorrerebbe un comportamento conseguenziale e cioè che la Lega non partecipasse alla competizione elettorale nella circoscrizione estero. Perché a queste condizioni, mi dispiace, ma è un comportamento che non mi trova d’accordo. E’ inutile fare le battaglie allora perché si tratta di cose momentanee senza contare il danno che si arreca a tutta l’aria politica di appartenenza, alla coalizione. Un partito che fa parte di una coalizione deve adeguarsi alla politica scelta, non può né deve esprimersi in questi termini, l’elettore non lo vota.

In questi venti mesi di legislatura, abbiamo seguito gli eletti all’estero e, tranne i primi momenti iniziali dove hanno avuto bisogno di imparare l’ABC parlamentare e difendersi dalla riluttanza dei colleghi eletti in Italia, può ritenersi soddisfatto di quanto hanno prodotto? Le prossime elezioni, quali novità si pensano di apportare per gli italiani all’estero, lo sa che sono veramente contrariati?

Credo che questa sia stata una prima esperienza. Ha messo ogni eletto, al di là degli schieramenti e dei partiti, in difficoltà. Però c’è da dire che il Senato ha costituito un Comitato ad hoc per gli italiani all’estero. Questo per servire da supporto agli stessi eletti che, molte volte, si perdono nei meandri della Camera e del Senato. Infatti, la colpa è un po’ di tutti anche per la poca attenzione nei loro riguardi. E forse anche perché non c’è stata una proposta concreta per farci discutere e farsi sentire di più. Questo Comitato cominciava a dare dei frutti. Cominciando dall’analisi del sistema elettorale, la trasparenza del voto, perché, diciamola tutta, la volta scorsa la trasparenza non c’è stata. Plichi smarriti, votazioni di uno per un altro, fattacci vari che proprio non hanno fatto si che ci fosse la trasparenza necessaria. Infatti, attualmente, è stata inoltrata una richiesta al Presidente della Repubblica per cercare di mandare i plichi almeno per posta raccomandata con una ricevuta di ritorno in modo da avere la certezza che i cittadini all’estero abbiano ricevuto la busta, poi magari, ne farannp quello che vogliono. La prima votazione all’estero non ha garantito né legalità né legittimità. Il Comitato serve e serviva per dare una mano ai nostri eletti, tutti indistintamente sia di destra sia di sinistra. I problemi legati all’estero, sono diversi e sono variegati a seconda delle circoscrizioni. I problemi del Nord America differiscono sostanzialmente con quelli dell’America del Sud e via discorrendo. Noi dobbiamo riproporci di incidere sulle circoscrizioni a seconda delle esigenze locali differenziando l’azione politica necessaria. Ho dovuto constatare che qualche collega, a forza di parlare dei problemi che riguardavano le comunità, si è limitato al suo orticello per mantenersi il voto. Non è stato sviluppato o costruito un discorso che abbia saputo coinvolgere la maggior parte dei parlamentari. Come Comitato, abbiamo convocato i padronati, abbiamo convocato l’Inps, abbiamo fatto una serie di riunioni per cercare di correggere le cose lì dove non andavano. Si era cominciato a dare una piccolissima risposta. Credo che il parlamento che verrà, con l’esperienza fatta, darà risultati diversi. Perché, se effettivamente i risultati che abbiamo conseguito per gli italiani all’estero saranno quelli che abbiamo visto, è meglio chiudere la porta. Bisogna articolare in modo diverso, se non facciamo qualcosa di concreto allora credo che realmente ha ragione la Lega quando dice che, se è così, è meglio che non ci siano.

Immagino che lei avrà un programma anche di viaggi in agenda

Sto partendo proprio stasera (11 febbraio) per Buenos Aires perché voglio incontrare gli amici di questa circoscrizione dove abbiamo il 10%.

Incontrerà qualche parlamentare, Angeli, Pallaro, Merlo?

No, io dovrei incontrare per salutarlo, il sindaco di Buenos Aires qualche parlamentare argentino, ma soprattutto i nostri amici perché, insieme con loro voglio concordare il tipo di organizzazione e di programma che ci dobbiamo dare per elaborare un documento politico cui si dovrà dare riscontro e seguito, altrimenti questa gente continua ad essere abbandonata a sé stessa. Starò via tre giorni in terra argentina proprio per sentire dalla voce dei protagonisti, quali azioni reputino indispensabili che io ponga in essere per dare una risposta e rispettare il consenso al partito dato con il loro voto.

Lei si candiderà, nel caso di vittoria del centrodestra all’estero, a Vice Ministro degli Esteri con delega per gli italiani all’estero e se non lei, ha qualcuno da proporre?

Io faccio un passetto alla volta. Sto bene così, poi il mio partito deciderà se vinciamo e stiamo in questa maggioranza, chi sarà nominato alla candidatura.

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