Crisi: Schifani mi cita male

…e i precedenti gli danno torto

di Franco Bassanini *)

E’ vero che nel 1972, come ricorda Schifani, ho pubblicato sulla “Rivista trimestrale di diritto pubblico”, un’ampia e documentata monografia sullo scioglimento delle Camere, nella quale criticai la decisione di nominare un Governo Andreotti destinato a “gestire” le elezioni. Sostenni allora che la gestione degli affari correnti nel periodo preelettorale dovrebbe restare affidato al Governo uscente (allora il Governo Colombo), che, se non altro, era stato espressione di una maggioranza parlamentare. Ma le conclusioni che oggi ne trae Schifani sono del tutto arbitrarie. Non solo perché quella opinione dottrinale non fu seguita dalla prassi. Ma perché essa riguardava una fattispecie del tutto diversa da quella attuale.
Tutte le forze politiche, di maggioranza e di opposizione (con la sola eccezione della pattuglia radicale), concordavano allora sulla opportunità di sciogliere le Camere. Questa convergenza oggi non c’è. Numerosi partiti ritengono che prima di sciogliere le Camere si debba tentare di approvare una buona legge elettorale, sostituendo il famigerato porcellum. La stessa esigenza è sostenuta da molti esponenti della società civile, dalla Confindustria ai sindacati, dalle organizzazioni del commercio e dell’artigianato ad autorevoli esponenti della Chiesa cattolica.

L'on. Franco Bassanini

Altri ricordano che basterebbero pochi mesi per approvare, oltre a una nuova legge elettorale, anche la riforma costituzionale che alla Camera ha già ottenuto ampi consensi: essa riduce drasticamente il numero dei parlamentari, rafforza i poteri del premier, affida alla sola Camera il grosso della legislazione e il potere di dare o negare la fiducia al Governo, riforma il Senato, semplifica l’approvazione delle leggi, rafforza il ruolo dell’opposizione. E lo fa in modo equilibrato, sull’esempio delle grandi democrazie parlamentari europee, senza gli accenti plebiscitari che condannarono alla bocciatura referendaria la riforma approvata dal Parlamento nel 2005.
Quanto io ed altri costituzionalisti sostenemmo allora non ha dunque nulla a che fare dunque con il tentativo di formare un governo “di scopo” o “a termine”, per fare la riforma elettorale, ed eventualmente per portare a termine la riforma costituzionale o per gestire le crisi in atto. Aggiungo che quella nostra interpretazione dottrinale non prevalse. Il Governo Andreotti si formò e altri in circostanze analoghe, come l’ultimo Governo Fanfani. I precedenti sono dunque contro la tesi di Schifani.

*) Presidente di A.S.T.R.I.D. (Associazione per gli Studi e le ricerche sulla Riforma delle Istituzioni Democratiche) ed ex ministro della Funzione Pubblica dal 1996 al 2001

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