Tanto gira la gatta al lardo…

Il quadro politico sta cambiando. Sta cambiando soprattutto a causa della trasformazione dei partiti. Il sistema bipolare sembra essere messo alle corde ed il ritorno al vecchio tripolarismo, ormai, sembra addirittura una necessità. Protagonisti della manovra e della proposta, sono stati da sempre i centristi dell’Udc. Non solo nella esagerata moderazione proclamata, ma anche nel rispetto di una tradizione tutta italiana di un centro che facesse da ago della bilancia tra destra e sinistra. Ebbene, essi sono riusciti nell’impresa. Tutti hanno più o meno contribuito ad individuare l’area del centro come quella della ragionevolezza, solida sintesi di laicismo e clericalismo, attenzione territoriale e ragionevolezza di Stato. In Casini e Baccini, si sono avuti i più accaniti sostenitori di un centro politico mortificato e frazionato un po’ a destra e un po’ a sinistra. “Io c’entro”, lo slogan di Baccini nel doppio significato allegorico di “conto, sono in campo” e di “sono al centro” ebbe successo in epoche in cui anche Follini si manifestava per le città d’Italia con su lo sfondo una bella famigliola. Casini ha avuto un gran da fare con il Cavaliere non mancando mai di fargli notare la propria indipendenza ideologica e politica da Forza Italia. Sul punto sempre di una rottura minacciata ma sempre ricucita in extremis, Pier Ferdinando ha travagliato, nella pena quotidiana di una frattura interna al suo partito, un parto sofferto. Il riposizionamento all’interno del partito, attraverso correnti di rinnovato vigore, hanno segnato una fase di transizione molto particolare e difficile. Giovanardi da un lato filoberluscones, Baccini, Tabacci e Ciccanti dall’altro, quelli del manifesto di Subbiago, sono riusciti senza fare tangibilmente granché, a perdere una grande quantità di tempo. Oggi, con il ritardo di sempre, Baccini si smarca da Casini e dichiara di fondare la Cosa Bianca. Hanno sprecato il loro tempo a farsi intervistare, a disquisire sulle diverse ipotesi di riforma elettorale lanciando continuamente segnali di diversità e di non omologazione, ad essere d’accordo e a dissentire con distinguo pedissequamente proposti e riproposti. Casini contrario all’ipotesi di dichiarare prima delle votazioni con quale coalizione ci si debba schierare, Baccini invece favorevole e non solo ma ha sostenuto e sostiene il voto di preferenza per il quale racimola firme e quindi dissente da Casini. Sembrava che quest’ultimo avesse trovato il coraggio di venire in soccorso dell’ipotesi Napolitano mostrando di voler appoggiare un governo istituzionale ma, e qui l’inganno, con il consenso e l’avallo di Berlusconi che egli già sapeva essere stato negato. Il tentativo si è mostrato miserando perché ha voluto trasmettere all’elettorato, da una parte, una volontà moderata e consapevole di chi è responsabile, dall’altro di volersi chiamare fuori senza alcuna colpa nel caso non se ne fosse fatto nulla per colpa di Berlusconi. Un po’ pretestuoso e cervellotico l’agire. Forse poco trasparente? E così via discorrendo. Intanto, l’operazione schiacciasassi del Partito Democratico, poneva ed ha posto in essere una operazione mastodontica di notevolissime dimensioni transumando migliaia di coscienze nel suo seno e posizionandosi al centro. L’ipotesi del Partito Democratico, divenuta una realtà, ha costretto tutti i partiti ed i partitini della sinistra a ritrovare la loro naturale dislocazione: a sinistra. Berlusconi e Fini, sono la destra del paese ed ecco il tripolarismiìo classico dove ognuno sembra indossare il capo della sua misura. E l’Udc? Ebbene l’Udc, ha perso definitivamente il centro oggi occupato da Veltroni ed i suoi. L’Udc, con la scelta di Casini di non appoggiare un governo istituzionale anche se per approvare una nuova legge elettorale, si è posto definitivamente a destra mostrando palesemente di aver rinunciato al centro. In realtà, è venuto meno proprio nell’atteggiamento di grande moderazione che l’aveva caratterizzato e per il quale Baccini si era scorticato il palato a forza di ripetere. Un ultimo rigurgito di lucidità, l’ha avuto proprio Baccini uscendo dall’Udc e formando il suo partito. E’ l’occasione anche di far sentire il proprio peso finalmente a quel Pier Ferdinando Casini egemone e leader maximo stampo Berlusconi nell’ambito del partito. Un segretario, Cesa, posto lì per l’ordinaria amministrazione non ha mai ingannato gente del calibro di Tabacci, vero politico teorico. Per la Cosa Bianca, vedremo, è presto per individuare i numeri e le scelte. E se si aggregasse al Partito Democratico? Follini non docet? Allo stato delle cose, dati i rapporti in campo, all’Udc, non è restato altro che omologarsi al volere di Berlusconi e di passare a destra dello schieramento. Addio centro quindi. Al centro il Partito Democratico vi ha posto il suo cappello.

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