Il Corno d’Africa nella morsa di siccita’, guerra e scontri tribali

Mentre il Kenya è in fiamme a causa di elezioni falsate da brogli presto trasformatesi in una guerra politico-etnica tra le due più grandi “tribù” del Paese, il coordinamento per gli affari umanitari dell’Onu (Ocha) lancia un preoccupato appello per l’Ogaden, la vasta regione a sud dell’Etiopia abitata da somali [GreenReport].

Piogge sempre più rare con la conseguente riduzione delle zone di pascolo e delle riserve d’acqua stanno innalzando i già preoccupanti livelli di insicurezza alimentare in una regione che è già stata teatro di scontri e conflitti tra somali e etiopi.

«A questi fattori di complicazione – sottolinea l’Ocha – si aggiungono le restrizioni ai movimenti di beni attraverso la frontiera, che conducono all’inflazione dei prezzi».

Infatti la linea di frontiera è diventata praticamente invalicabile dopo che le truppe etiopi hanno invaso la Somalia e raggiunto Mogadiscio per impantanarsi nelle sabbia mobili di un conflitto infinito nelle quali erano già finiti americani ed italiani. L´Ogaden è da sempre occasione di conflitto tra Somalia ed Etiopia, nemici storici, e non si è mai sopita del tutto la guerriglia dei clan somali contro il governo di Addis Abeba con l’intento di creare una “grande Somalia”, un obiettivo quantomai velleitario visto che ormai l’ex colonia italiana ed inglese si trova divisa in tre entità statali (Somalia “ufficiale”, Puntland e Somaliland) e frammentata ulteriormente in territori dove spadroneggiano clan, signori della guerra, governo ufficiale, truppe etiopi e ribelli.

Gli scontri etnici in corso in Kenya rischiano di chiudere anche la frontiera a sud, già blindata e occupata dai profughi che fuggono dall’anarchia somala dove uno Stato che non esiste si scontra con le Corti islamiche. Per completare il quadro della disgraziata situazione dell’Ogaden mancava solo l’invasione delle cavallette che lo ha puntualmente colpito durante la stagione secca.

L’Ocha segnala già numerosi casi di malnutrizione e il Programma alimentare dell’Onu chiede almeno 3 milioni di dollari per finanziare le operazioni di assistenza e l’invio di almeno 17.000 tonnellate di cibo, mentre l’Unicef ha già formato 5 equipes sanitarie mobili e prevede di rivitalizzare i dieci principali dispensari della regione con kits medici di urgenza

Tratto da:
http://www.greenreport.it/contenuti/leggi.php?id_cont=11283

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