Da non credente, la visita del Papa all’Università  La Sapienza l’avrei trovata normale

Intervista all’on. Paolo Gambescia Partito Democratico L’Ulivo

Benedetto XVI è ancora il Cardinale Ratsinger?

No, perché? Il Papa è stato invitato a partecipare all’inaugurazione dell’anno accademico. Non ci sarebbe stato niente di strano se fosse andato all’Università La Sapienza. Sono, come dire, per il confronto e la tolleranza. Aver messo in condizione il Papa di rinunciare non mi pare che sia francamente una posizione adeguata. Mi è sembrata una guerra, chiamiamola, di religione, una contrapposizione che non ha avuto molto senso.

Come mai addirittura 64 professori universitari si sono lamentati in maniera tanto eclatante? Hanno esagerato?

Come dico ed affermo che questa contrapposizione, questa acredine nei confronti del Papa è sbagliata, altrettanto sbagliato sarebbe stato impedire ai docenti di esprimersi. Ne avevano tutto il diritto. Il problema è che tutto questo, poi, ha creato una situazione di tensione all’interno dell’Università della quale francamente non si sentiva il bisogno e che ha portato il Papa a rinunciare.

Ma non è che forse aleggia nell’aria una paura di de-laicizzare questo paese? Ultimamente la Binetti, ha visto, nonostante facesse parte del PD, ha votato contro la maggioranza al Senato.

La laicità di questo Stato non è in discussione e non era certo la visita del Papa all’Università di Roma che avrebbe potuto minacciarla. Il problema è come si deve difende nel complesso la laicità dello Stato italiano. Se la visita del Papa doveva essere presa a pretesto o a simbolo della difesa della laicità, secondo me, era un errore. Le posizioni della Binetti non mi convincono anzi, credo che lei sbagli, dopodiché mi confronto con la Binetti. Questo alzare sempre il tono, esasperare le situazioni, non giova a nessuno. La difesa della laicità dello Stato italiano è un cardine. Lo è per la sinistra ma lo dovrebbe essere anche per il centrodestra; lo è per i cattolici e lo è per i non credenti secondo me. Non ci avrei visto un attentato alla laicità dello Stato se il Papa avesse partecipato alla cerimonia inaugurale dell’Università La Sapienza.

La moratoria contro l’aborto lanciata da Giuliano Ferrara, cos’è? Un “can per l’aia” menato in tempi di grandi imbarazzi? Allora perché non fare la moratoria anche contro l’aborto e via discorrendo?

Non mischiamo le cose. Non lo dico da ora, il problema dell’aborto è un problema serio per credenti e non. E’ un problema che attiene, spesso, alla disperazione delle donne. Una cosa è l’aborto, un’altra è il divorzio. Per quest’ultimo, ci sono adulti che decidono di porre fine alla loro esperienza matrimoniale, per l’aborto la cosa è più complessa, implica una serie di sentimenti e di angosce personali per una decisione cruciale. Io sono per tutelare la legge e tutelarla fino in fondo perché ha dato buoni risultati. Le leggi, quando danno buoni risultati, si difendono. Si fanno anche leggi sbagliate e quando sono sbagliate bisogna correggerle. Qui bisogna avere lo spirito laico. Detto questo non trovo niente di scandaloso che dei cattolici si pongano il problema dal loro punto di vista. Io, che sono un non credente, non ci trovo niente di scandaloso. Quale sia il processo intellettuale e intimo che abbia spinto Ferrara, non mi interessa. Attiene alla sua vita, alla sua esperienza, ed ai suoi ragionamenti. Mi interessa invece il fatto che abbia posto un problema anche se, a mio avviso, in modo sbagliato. L’aborto non è una imposizione dello Stato, è una libera scelta. Penso che, per esempio, i credenti che non vogliono ricorrere all’aborto, abbiano tutto il diritto e fanno bene. Ci sono molti credenti che invece vi ricorrono e trovo ciò una contraddizione ma questo attiene alla sensibilità di ognuno. Credo che bisogna partire sempre da dati di fatto e dalla difesa della libera scelta di un uomo. Se anche fosse per una sola persona che decidesse di abortire, ci vorrebbe una legge che le permettesse di farlo in condizioni umanamente accettabili. Anche se fosse una sola persona.

Ma la Chiesa non agevola alcun tipo di prevenzione.

E’ vero, ma, detto questo, l’aborto resta veramente una tragedia. Lo ripeto, lo affermo da non credente e, nonostante tutto, mi risulta difficile non bollarlo come una tragedia. Il problema, è vero, è la prevenzione, l’educazione, una sessualità sana e consapevole secondo la quale i figli si devono concepire quando si desiderano. In questo, per esempio, la Chiesa sbaglia quando mette tutti quei paletti a proposito dell’uso del preservativo ostacolando la diffusione dei sistemi di contraccezione. Sbaglia perché i figli, non devono venire, si debbono avere quando si decide di averli e quando si è in grado di dare loro una educazione che sia la più completa possibile, quando ci sono le condizioni economiche affinché possano vivere con tranquillità. Forse ho una visione un po’ schematica ma per me il problema della paternità e della maternità e quindi del destino dei figli, è fondamentale. Bisogna mettere in grado i genitori di diventare genitori quando sono in grado di essere tali.

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