Un mondo senza orgasmo

Il New York Times ha definito l’Italia un paese triste e depresso?

Troppo facile la definizione. Anche abbastanza semplice. Avrebbero dovuto dirci non perché sia stato aggettivato in questo modo, ma di quale tipo di tristezza la sindrome sia infetta.
L’Italia è in uno stato di perenne paura. La tensione psicologica di perdere ogni vizio nell’inutile esercizio della politica, spinge il paese ad un surplus di orgasmi anche quando non sarebbero necessari. Alla goduria intendo, quella personale. Non ci si siamo resi conto ancora che il numero di orgasmi non è accumulabile come l’energia di una batteria. Non possiamo incamerarne un gran numero a titolo di scorta da usare nei momenti di magra. Ed allora, la ricerca spasmodica del piacere, finisce con l’affliggere la consapevolezza ineluttabile che tra l’uno e l’altro orgasmo, è necessaria una pausa. E che poi, questo, ha tutta una serie di “procedure” annesse che non ne consentono l’esercizio con un semplice schioccare delle dita. Il grande merito, filosofico-materialista-spirituale-cattolico-edonista che gli italiani hanno, è quello di aver aperto un capitolo al quale accederanno tutti gli altri paesi nel lungo periodo. Capofila di questo malessere è l’Italia. D’altro canto, questo paese è stato da sempre definito il paese della “goduria”, belle donne, auto sportive ed arte. Scusate se è poco. Ma avere un figlio in famiglia così benevolmente “scapestrato”, un artista incorreggibile, se da un lato rappresenta l’orgoglio di mamma e papà, dall’altro pone qualche problema di immagine con il vicinato. Qui l’ateo ama Dio e ne parla con competenza.
Ma ritorniamo all’orgasmo. Consiglierei all’articolista del N. Y. Times di fare questo esercizio mentale: pensare cosa potrebbe essere il mondo se l’orgasmo non fosse stato proprio previsto per l’umanità, oppure se l’orgasmo, seppur previsto di punto in bianco, venisse abolito per volere divino. La seconda ipotesi è più carina. Anche perché è obiettivamente improbo immaginare di prescinderne una volta provato per tanti millenni. La prima cosa che viene da pensare, così, su due piedi è: come altrimenti occupare tutto quel tempo libero ormai a disposizione. Indubbiamente le conseguenze dei danni alla immaginazione, al desiderio, alla bramosia, sarebbero inimmaginabili. Abolizione della passione sessuale. Codifica di una procedura di procreazione meccanica. Abolizione di tutte le perversioni: reati sessuali, violenza, stupri, pedofilia, pornografia. Inutilità dell’erotismo ed azzeramento dell’autoerotismo. Scomparsa, in un colpo solo di ogni deformazione e, conseguentemente di ogni tipo di discriminazione o di tendenza, inutilità di differenza tra omosessuali ed eterosessuali. Probabilmente abolizione anche della confessione, sistema molto ingegnoso di “controllo” e di cura delle anime. Sia ben inteso, ci fermiamo qui perché l’argomento offre il fianco ad una serie di considerazioni molto, ma molto importanti nonostante l’ipotesi sia inaccettabile ed impossibile. Un mondo che, di colpo fosse privato dell’orgasmo, inesorabilmente lascerebbe un vuoto immenso. Dei baratri da colmare, riempire come quando togliamo la mano da una forma di creta morbida sulla quale abbiamo esercitato una pressione. Lasciamo una impronta, quella di tutta la mano, un vuoto appunto che non si ricompone se non la reipastiamo. Il giornalista del N. Y. T. non ha pensato a questo. Credendo forse che questo popolo sia, in qualche modo, vicino alla rassegnazione, ha ignorato di notare, o forse non se ne è accorto, che invece è vitale. Altro ché se lo è. Solo che questa attività frenetica è dedicata all’ottenimento dell’orgasmo, degli orgasmi multipli e reiterati. Egli, è chiaro, faceva riferimento alla situazione economica del paese che rende gli italiani così come gli sembrano. Non ha tutti i torti. Il fatto è che l’orgasmo si raggiunge a prescindere dall’economia. Cioè, senza soldi non puoi comprare una borsa di Luis Vuitton, non puoi andare alle Mauritius in vacanza o in luna di miele alle Seychelles, non puoi neanche pagare le bollette o comprare una caramella. Ma un orgasmo lo puoi avere pure senza un euro in tasca, anzi, senza neanche una vecchia liretta in tasca. L’italiano medio è angosciato dalla paura di non poter realizzare un numero di orgasmi tale che dia senso alla sua vita ed allora si avvilisce. Francamente chi scrive non se la sentirebbe mai, perorandola, di censurare tale attività. Diciamo solo che dovrebbe essere disciplinata da un protocollo? Un disciplinare? Non so. L’unica grande raccomandazione è quella di non intimorire ammonendo che «ci sono tante altre cose più importanti da fare!» perché non è vero. O meglio, è vero che ci sono tante cose da fare ma non sono più importanti di questa. L’Italia non è un paese predisposto alla globalizzazione, quella economica intendo, quella che ci stanno propinando come la soluzione globale ai problemi globali dell’umanità. Un paese che non parla inglese, capisco, è depresso anche se parla ovunque vada senza dire una parola in “straniero”. Un paese triste, è vero se consideriamo la capacità filosofica, storica, letteraria della riflessione a fronte di responsabilità sopranazionali che non le appartengono.

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