Site icon archivio di politicamentecorretto.com

Gesù in Rolls Royce

di Maurizio Chierici

Non è che le feste siano festa per tutti. Nell’ Italia che non arriva a fine mese fa notizia il rammarico delle voci dell’abbondanza: solo una distrazione, eppure certi regali che dovevano illuminare il presepio sono finiti nella pattumiera con le confezioni babilonesi nelle quali erano avvolti. Lo raccontano i giornali: sciarpe di cachemire, cornici d’argento. Elenco divertente. Può succedere se i pacchi sono tanti. E comincia la caccia al tesoro di chi fruga nelle immondizie. Proprio al momento dei brindisi tornano in primo piano le disuguaglianze di società che non si somigliano pur camminando sugli stessi marciapiedi. Chi ha le tasche vuote se ne accorge ogni mattino, ma chi é senza problemi non nasconde il fastidio per la curiosità pettegola dei cronisti che violano la privacy spiando l’immondezzaio. Nel suo mattutino sull’Avvenire, monsignor Gianfranco Ravasi ricorda la provocazione di Tolstoj, Russia degli zar: . E le schiene sono tante. Schiene nere, cancro dell’ Italia invasa dagli extra. Nella appassionata intervista a Libero, il vice presidente del senato Calderoli non ha dubbi: . Ecco perché carabinieri e vigili della bergamasca organizzano in segreto la caccia all’uomo. E poi le schiene di chi brucia nelle acciaierie. Schiene nere che si agitano nell’Africa dei sospiri. Lo studio di Safeword e della Rete Internazionale contro il Traffico delle Armi fa sapere che dal 1990 al 2005 i paesi del continente hanno importato armi per 340 miliardi di dollari qualcosa di più dei miliardi dal buon cuore dei paesi del G8. Sugli stessi aerei partono dall’ Europa, cibo, medicine e cannoni.Un grande giornale brasiliano ha aperto le pagine ai ragazzi che scrivono a papà Natale. Dodicimila bambini hanno imbucato cartoline. Sei su dieci cominciano così: . Pedro Maule Santos, 13 anni, fa sapere da Pernambuco di sopportare la mancanza di cibo , ma dovendo raggiungere nella stagione delle piogge non può fare a meno di un paio di scarpe numero 37. Che non ha. Quel dà i brividi: nel paese leader dell’America Latina, Pedro e sei milioni di adolescenti non sono mai andati a scuola. Povero Lula dalle mani legate. Al momento opportuno la sua maggioranza si rompe in parlamento travolta dagli interessi di lobbies più potenti del capo dello stato. Latifondisti, banchieri, produttori di soya transgenica ed imprenditori che non vogliono pagare le tasse indispensabili a sanare le disuguaglianze sociali. 20 miliardi di dollari destinati alla Borsa delle Famiglie era l’intervento urgente per limare gli eccessi dei fortunati e dar respiro ai senza niente. Hanno votato no. San Paolo è la seconda città del mondo ( dopo New York ) per numero di elicotteri privati, ma prima metropoli nell’acquisto di Ferrari e palline da golf. Ecco perché Maranello non può mai fare a meno di un pilota brasiliano. Eccitare per vendere dimenticando gli altri che hanno diritto ad una dignità diversa dalla vita in baracca. Lula non ce l’ha fatta: franchi tiratori al lavoro pilotati come burattini. Resta da stabilire se la sindrome brasiliana è arrivata in Italia o la sindrome italiana ha raggiunto il Brasile. I guastatori si somigliano ovunque. Racconta Jean Ziegler, sociologo svizzero consulente dell’Onu: . Che non sono tanto pochi perché attorno a chi teorizza le diversità obbligate, si allarga la fauna sterminata dei cortigiani che non rinunciano a scalare il benessere. Esempio: i dirigenti che disegnano i successi macroeconomici della Germania nella quale prospera il capitalismo meglio organizzato d’ Europa, guadagnano meno dei dirigenti nordamericani per il momento strateghi dell’economia mondiale, ma sono stipendi ai quali per ricaduta fanno riferimento gli stipendi dell’esercito dei dirigenti minori. Harry Roels, presidente dell’impresa energetica Rwe, nel 2006 ha intascato 16 milioni e 560 mila euro; Josef Achermann, Deutsche Bank, 13 milioni 210 mila. Perdono qualcosa rispetto al 2005 i presidenti Bmw, Volkswagen, Daimler Crysler, Adidas, eccetera, ormai sotto ai 4 milioni di euro. Gli italiani di Alitalia, Ferrovie, ospedali sono lì. La meraviglia non è la montagna di denaro, ma il paradosso che ne consegue: come fanno a spendere tanti soldi ? Immaginiamo che per mettere a tavola le buone famiglie servano 10 mila euro al giorno, dodici mensilità di un precario nostrano. A fine dicembre i benedetti da dio non riescono a smaltire e si ritrovano con pacchi di bigliettoni ancora nel cassetto. Allora palazzi, isole per vacanze, azioni per divertirsi in borsa: la moda del momento suggerisce fattorie da un milione di ettari in Patagonia anche se resta il fastidio dello sgombrare gli indigeni mapuchos che la abitano dalla notte dei secoli. Buenos Aires è però comprensiva e li sbriga in fretta. La Germania non soffre delle disuguaglianze brasiliane, eppure un bambino su sei resta al di sotto dei parametri della povertà, soprattutto se abita nei lander ex comunisti. 2,5 milioni di ragazze e ragazzi non hanno il necessario per vestirsi in modo decoroso e comprare libri che possano allargare gli orizzonti. Se nascono nelle famiglie diseredate resteranno ai margini della società fino alla fine della vita. Società occidentale, cristiana, moderata e dal cuore tenero. Cuore evangelico. Il marketing Usa trascina i telepredicatori protestanti a moltiplicare i miracoli in diretta Tv diventando popolari come nell’isola dei famosi. Profeti della nuova speranza, sempre sulla schiena degli ultimi, mentre le loro borse elettroniche ingrassano ad ogni esibizione. Il senatore repubblicano Charles Gassley, stato dello Iova, ha aperto un’inchiesta sui redditi del reverendo Reflo Dollar, primate di una chiesa personale e multimiliardaria: nei garages dei suoi palazzi diciotto automobili e due Rolls Royce. Più o meno la stessa fortuna accumulata dall’ex abate del santuario de la Virgen de Guadalupe, Città del Messico, vescovo di Roma, collezionista di Mercedes d’annata. Insomma, 150 anni dopo il mea culpa di Tolstoy, le schiene restano le stesse anche se i pesi che devono sopportare si sono adeguati alla modernità del capitalismo impaziente. L’impazienza inonda il mercato di beni da consumare in fretta. Alluvione che invita a comprare cose lequali subito scadono o vengono a noia: dai giochi dei piccoli alle mode degli adulti. L’usa e getta frenetico rende inutile la memoria. Chi non si adegua finisce ai margini se non ha maturità e cultura necessarie ad isolarsi nel buon senso che i teologi politici della non memoria ridicolizzano temendo l’orribile ritorno al passato: per carità, il ripristino della società delle regole proprio adesso che la globalizzazione funziona distribuendo guadagni ragguardevoli a chi riesce a far girare capitali nei paesi in via di sviluppo dove le braccia non costano niente. Girotondo che distrugge non solo le abitudini, anche le relazioni che nei paradisi dei senza regola diventano febbrili: amici per guadagnare assieme, altrimenti nemici da prendere a calci. Truffare, tradire, mentire non suscita scandalo: conta solo il risultato. E se i risultati confermano il successo dell’ immoralità, le abitudini perbene finiscono nell’ antiquariato. Anomia frettolosa che minaccia la cultura civile ma anche la cultura-cultura. A cosa servono i libri se il lampo di google in tre secondi risponde ad ogni curiosità ? I libri s’impolverano, occupano spazio, nascondono dubbi pericolosi mentre i teologi del successo lavorano alla creazione di un’umanità- contenitore da riempire nei modi che il mercato decide. Belli, smemorati, egoisti, sorridenti. Ogni obiezione diventa una forma di terrorismo. Noi viviamo qui; africani, brasiliani, negri e islamici non appartengono alle nostre tribu impegnate a difendere il capitalismo impaziente. E i Calderoli non sono una malattia, solo il sintomo della malattia di una massa dalla cultura debole. Pretende che le schiene siano sempre le schiene degli altri. E si organizza questa serenità in partiti disinvolti per rassicurare la modernità. A questo punto perché sprecare chiacchiere sul cachemire in pattumiera ? Chi può fasciarsi morbido non se n’era accorto. L’ha saputo dai giornali che continuano a meravigliarsi con la petulanza fuori moda di un passato senza futuro. Noi contenitori restiamo inossidabili. Il nostro consumismo è una religione impaziente. Le schiene degli altri possono aspettare.(Arcoiris)

mchierici2@libero.it

Cortesia dell'Unità

Exit mobile version