Il caratterista: Massimo D’Alema

Caricature, osservazioni sui tic, vizi e virtù di personaggi pubblici. Duecento parole per dare un’idea

Il piglio caratterizzante, è da individuarsi nella parte superiore del corpo. Soprattutto del capo. Ogni risposta, viene preceduta da lievi ma costanti movimenti del capo a mo di piccoli “no” che sembrano dissensi ma non lo sono. E’ un preludio, invece, che denuncia la scontatezza della domanda accordando, in fine, una risposta forzosa che vuole sottolineare un quesito puerile. Esordisce con un laconico “vede” come di chi mette in guardia, una specie di “stai attento”. Le frasi cui ricorre, sono ben scandite ed altrettanto ben pensate. Esse sono alternate a pause studiate senza disdegnare lo sbotto dell’accenno al ghigno d’un sorriso, d’uno sberleffo. Con le mani, tende a coprire spesso le labbra col pugno chiuso nelle quali sovente è uso soffiare, una specie di “fu fu” ante litteram di Zelighiana memoria. Il passo è cadenzato, cardinalizio, solenne. Il collo, rigido e solerte, sovrintende il campo visivo delle orbite nelle quali galleggiano due occhi vispi e ruotanti a 360 gradi. I baffi, tatuati sin sotto le narici, servono a celare il sorriso ed a marcare la risata.

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