LA FINESTRA DI MARIO BASTI

di MARIO BASTI

C’è anche il Buon Natale di noi italiani nel mondo

Tu sai, caro Lettore, che non ti credo, che non posso crederti se mi dici aprendo la FINESTRA odierna che rimani sorpreso (spero gratamente sorpreso) nel leggere che si apre con un augurio di ogni bene per te, caro Lettore, proprio per te e con un altro, ugualmenete affettuoso per ognuno dei tuoi cari, ognuno della tua famiglia? Come potrebbe essere diversa l’apertura di questa FINESTRA se la leggi il 19 dicembre, meno di una settimana prima di NATALE, la festa maggiore per ognuno di noi, qualunque sia stata la nostra vita nei molti o pochi anni trascorsi, da quando é iniziata per un incomparabile atto d’amore?
La notte di Natale imperversa ormai da settimane, con i tanti ricordi, con i tanti desideri, le tante attese, le tante illusioni che illuminano le tue giornate ovunque e con chiunque tu sia. Forse proprio per questo periodico ripetersi, ad alcuni fra i lettori della FINESTRA il Natale, il Buon Natale puo sembrare ormai un tema ammantato di retorica, un tema che con le sue variazioni puó lasciare indifferenti.
Ma non credo che per te, caro Lettore, come per me, per chiunque un giorno ha lasciato il Paese natio, ha dovuto lasciarlo per avverse circostanze e con sé ha portato non solo la valigia di cartone, FINEma i ricordi piú cari e piú tristi, sempre vivi nonostante il trascorrere del tempo e il mutare delle circostanze. Sempre vivi, perchè per te, per me, per ogni emigrante, le immagini, le variazioni che certamente ogni a n – n o s i s o n o sovrapposte, non hanno potuto, non possono cancellare, quelle prime, del Presepe col muschio, delle riunioni familiari la notte di Natale, della felicitá che ci causavano i regali, pur se di scarso valore, ma desiderati per tanto tempo. E le Funzioni religiose? Le suggestive Funzioni religiose in parrocchia e gli antichi canti religiosi, il “Tu scendi delle stelle…” che si cantava in coro, noi allora ragazzi, che sapevamo pur se da pochi anni, cosa significavano quelle funzioni, quei canti; sapevamo che il Natale, la nascita di Gesú Bambino erano alle origini della nostra storia, delle nostre tradizioni.
Questo era per noi bambini e nelle nostre famiglie, nei nostri piccoli paesi nell’Adriatico o nel Tirreno, o si estendevano nelle dolci colline delle Alpi e degli Appennini. Natale, questo il Buon Natale. Questo allora quando emigrammo in Argentina, non molto tempo fa. Non molti anni sono trascorsi. Eppure tu sai, caro L e t t o r e , che tanta gente nata non molti anni fa, quelle origini religiose le ignora e che nei sentimenti, quelle abitudini, sono divenute patrimonio esclusivo di noi italiani all’estero. Basta che guardi la televisione, ascolti la radio, leggi i giornali grandi e piccoli ed avrai subito la prova che, per tanta, troppa gente – italiana d’Italia e italiana emigrata – tanto é profondamente cambiato, tanto del modo di vivere e di pensare. Ma allora ha senso scambiarsi ancora gli auguri di BUON ANTALE? Che senso hanno questi auguri, se delle origini religiose del Natale, delle tradizioni che sono scaturite da esse ed hanno contribuito a formare la famiglia italiana, prima che noi emigrassimo e ne costituissimo altre, sugli stessi schemi qui o in altri Paesi? HA SENSO: basta non soffermarsi alle porte di grandi magazzini o non lasciarsi magari imbambolare da migliaia di luci multicolori. Chi vuol essere ancora, essere fedele al Buon Natale ed al suo significato di redenzione, di amore senza limiti, di solidarietá disinteressata, puó varcare la porta di una chiesa e forse avrá la cercata illusione di udire il: “TU SCENDI DALLE STELLE – O RE DEL CIELO – E VIENI IN UNA GROTTA – AL FREDDO AL GELO…” Canzoncine semplici della nostra infanzia, ma non dimenticate, perchè erano preghiere. Poi gli anni sono passati, ma io sono sicuro che potrai ascoltarle ancora con un tonfo nel cuore in qualche casa di italiano emigrato. In quante? Non so, non é questione di quantità! Poche o molte che siano, giunga da questa FINESTRA che ora si chiude, un caro BUON NATALE a ogni italiano come me, a ogni figlio di italiani nato qui in Argentina e sappia augurare con affetto un

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