Una metafora della vita ?

di Renzo Balmelli

CALCIO. Si diceva: il calcio metafora della vita. Quando mai! L’ennesima, tragica domenica di ordinaria follia ci propone il simulacro di un sport che un tempo era il piu’ bello del mondo e ora, prigioniero di un gorgo di interessi inconfessabili, si mostra colpevolmente incapace di bandire la cultura dell’odio, dentro e fuori gli stadi. Nel clima plumbeo, funereo del dramma di Arezzo il calcio esaurisce l’ultima scorta di circostanze attenuanti per continuare a fingere che sia tifo, tifo leale, cio’ che invece é soltanto aggressiva brutalità di stampo neofascista. Dieci, risibili minuti di sbrigativo cordoglio sono una presa in giro, un’offesa per i veri sportivi.

LIVORE. Odiarsi è piu’ facile di quanto si creda. La Lega porta un maiale a razzolare per rendere impuro il prato davanti alla futura moschea di Padova. A Treviso il vescovo pone fine all’esemplare convivenza tra Bibbia e Corano nella parrocchia di Ponzano Veneto. Francesco Storace al congresso della “Destra” urla a Fini che non fara’ mai un biglietto per Gerusalemme per andare a maledire il fascismo. “Il mio cuore vibra sulla vostra lunghezza d’onda” – plaude Berlusconi. Sono azioni intrise di livore, gesti abberranti come l’indegno maiale-day sui quali non potrà crescere nient’altro che il fiore del male.

GINOCCHIATA. Per il leader di FI il governo è alla frutta. In politica non si puo’ mai sapere, ma dopo 16 spallate su 16 andate miseramente a vuoto, il nervosismo serpeggia nelle file del Polo. Gli alleati provano a smarcarsi nel timore che la scommessa del Cavaliere si riveli un azzardo rovinoso. “Hanno la sindrome del delfino”, reagisce stizzito il Cavaliere. “Dice buffonate”, replicano Fini e Casini. Peccato che non se ne siano accorti prima. Per scaramanzia non si parla piu’ di spallata, bensi’ di ginocchiata a Prodi in vista del voto al Senato sulla finanziaria. Una certa destra per sperare di vincere deve infrangere le regole e ricorrere ai falli da espulsione.

TRECCANI. “Genuflessione al laicismo, comunista”. La Treccani osa includere nel suo repertorio la voce relativa alle unioni di fatto, e a destra scoppia il finimondo. Mentre il dibattito al Parlamento è incartato, la grande enciclopedia italiana fa i conti con la realtà europea, decretando che il riconscimento giuridico, e la tutela delle unioni di fatto, in uno stato laico e democratico, risponde a basilari principi di equità”. Apriti cielo. La Treccani è passata col nemico, sbraitano nel Polo. Ed ecco partire un imbarazzante fuoco di sbarramento contro la prestigiosa collana del sapere. Il “rogo” dottrinale contro l’Istituto che si pone al servizio della cultura evoca brutti ricordi: non solo é inopportuno, ma é un segnale inquietante su come certi ambienti giudicano i cambiamenti della società. Certo, alle gerarchie clericali e teodem piacerebbe che rimasse ferma al Medioevo.

EDITTO. “Quando mi sedevo io al tavolo dei Grandi si sedeva una persona di peso. Ora l’Europa non conta piu’nulla”. Oltre che di scarsa modestia, l’ex premier deve soffrire di gravi amnesie se non ricorda le figuracce rimediate a quegli incontri. Singolare è anche il vuoto di memoria sul famigerato editto bulgaro di cui nega l’esistenza a dispetto delle trascrizioni. “L’uso della tv pubblica fatto da Biagi, Santoro e Luttazzi é stato veramente criminoso. Preciso dovere di questa dirigenza è quello di non permettere piu’ che questo avvenga”. L’editoriale del Giornale, il quotidiano di famiglia, su quel brutto episodio: “la RAI è una cloaca”. Chic!(ADL)

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