La credibilità  è un’altra cosa

La credibilità è un’altra cosa

Dopo 18 mesi di slogan sempre uguali, di messaggi subliminali, di plateali manifestazioni di piazza, di minacce, di richieste perentorie di dimissioni, di ostruzionismi, di catastrofiche previsioni di implosioni governative, il cavaliere, deluso dagli alleati che lo avrebbero tradito, ha deciso di….castrarsi, così imparano !!!
I consiglieri della comunicazione di massa devono avere faticato parecchio per spiegargli (e farsi capire) che la richiesta di un voto, la domanda di fiducia, concentrate nell’offerta di un “nuovo” partito, sempre personale, sempre sotto le mentite spoglie del populismo, e sempre condizionato dalla volontà e dalle esigenze del singolo fondatore, finanziatore, e utilizzatore, non può essere assimilato, nel metodo e nella forma, alla offerta di una bottiglietta di Coca-Cola.
Con il voto si chiede fiducia, si accetta un progetto e un programma, e stante i precedenti cavallereschi, c’è poco da chiedere; con una bottiglietta di Coca-Cola si offre un dissetante temporaneo, al massimo per stimolare la diuresi.
Non è chiaro se il cavaliere ha capito; non lo hanno capito i suoi “portavoce” con Bonaiuti in testa, obbligato a cambiare la tiritera che aveva così bene imparato a memoria, con un’altra improvvisata e per niente convincente.
Lo avrebbero capito (finalmente) Fini e Casini, ma fuori tempo massimo, in piene zona recupero, quando anche gli spettatori si sono stancati.
Non lo ha capito Veltroni che si illude di essere diventato l’altra faccia della medaglia di una politica personalistica, così tratta con il cavaliere senza nulla chiedere alla base che lo ha eletto in vista di una costruzione che avrebbe dovuto essere ampiamente condizionata dalla volontà popolare.
Il cavaliere agita lo spettro dei numeri, confortato dalle sue esperienze pubblicitarie: avendo investito un certo budget in immagine e pubblicità, la risposta non può che essere un incremento delle vendite del suo nuovo prodotto PdL (da non confondersi con Proposta di Legge, che è una cosa seria); così, chiarire, come hanno fatto Fini e Casini, che la fondazione estemporanea, piazzaiola e parolaia di un partito, non va oltre l’identificazione con le comiche che rallegrano e sanciscono la fine di uno spettacolo durato troppo a lungo, diventerebbe un’offesa ad un terzo degli italiani, che corrisponderebbe a due terzi degli elettori dell’ex CdL.
Esprime le certezze di quel cacciatore che si reca al mercato per vendere la pelle dell’orso che dovrebbe catturare.
Ma su Fini e su Casini pesa lo storico di una condiscendenza acritica nei confronti di Berlusconi; pesa l’appoggio incondizionato offerto in occasione delle leggi ad personam, che il segretario UDC, Cesa, ha “autorevolmente” e pubblicamente riconosciuto; pesa la difesa esercitata, sulle discutibilissime iniziative berlusconiane, in tutte le occasioni pubbliche e private; pesa la perdita della autonoma dignità politica che stanno cercando di riconquistare, che si è dispersa nei marosi dell’anti-politica delle apparenze.
L’idea che gli elettori possano identificarsi con quei lanzichenecchi chiamati a far da platea nelle adunanze appositamente organizzate, conforta l’anti-politica, ma risulta fasulla. Adesso si è generata una larghissima schiera di indecisi che desiderano certezze concrete, avendo constatato
l’ inconsistenza delle ipotesi futuribili; il grande bluff chiamato “berlusconismo” non convince più nessuno, mentre il gradimento personale del cavaliere è paragonabile, nell’esito e nelle prospettive, ad una bottiglietta di Coca-Cola, pubblicizzata, accreditata nelle vendite, ma risultata dannosa alla salute e, quindi, respinta dai consumatori.
E’ la logica della domanda e dell’offerta.
La gente, adesso, chiede credibilità e fattibilità; i sogni populisti, generati allo scopo di carpire la buona fede per potere esercitare e realizzare i sogni personali, che dovevano elargire “spallate”, hanno finito con il confondere lo stesso cineasta che li aveva inventati, facendogli percorrere un itinerario squalificato.
Il recupero della credibilità è l’elemento costruttivo indispensabile per azzerare l’infausta esperienza del belusconismo, che sarebbe finito prima ancora di cominciare, se non avesse ricevuto l’ossigeno alleato; la cronaca ha fatto il resto, ma solo la cronaca e in molti casi in gossip; la storia non si è nemmeno accorta del temporaneo transito del prestigiatore che ha intrattenuto la platea con i suoi illusionismi e non lo inserisce neanche nel cartello, ma solo in una breve nota a margine per rispettare il calendario.

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