Unità  vera e finte federazioni

di Felice Besostri

Parliamoci chiaro, anche a sinistra qualcuno pensa di fare il satellite di un PD pigliatutto. Se riteniamo che questo sia un ben magro destino, non cessiamo allora di batterci per una sinistra nuova, quella che non c’è: una sinistra di dimensioni e respiro europeo.

Senza dubbio, la sinistra non è credibile se incapace di superare la sua frammentazione. Da una forza politica si aspettano soluzioni ai problemi e non solo denunce. Risolvere i problemi è, anche, questione di forza numerica oltre che di idee: una sinistra al 12% divisa in quattro formazioni è debole. E per di più non appare avere idee, nemmeno sul proprio futuro. Perciò “unità” è una parola magica. Ma unità di chi? E per cosa? Questo è altrettanto importante.
L’Italia è un paese europeo e quindi non ci possono essere proposte che prescindano da tale contesto, che è politico, istituzionale, economico e finanziario. Finché ci sarà un euro forte e governato dalla Banca Centrale Europea, non sarà possibile praticare, e neppure immaginare, politiche economiche, che ne prescindano.
L’Italia è un paese nel quale la divisione fra socialisti e comunisti del XX secolo ha ancora un peso politico attuale, che impedisce ogni unità vera e soprattutto seria. Il potere si conquista e si mantiene con gli strumenti della democrazia, i diritti individuali hanno la stessa importanza di quelli collettivi, la critica alle disuguaglianze ed ingiustizie del capitalismo non può spingersi fino a preferire un’economia pianificata, gestita da burocrati.
Se dobbiamo scegliere un aggettivo per la sinistra lasciamo perdere “massimalista”, “radicale “ o “antagonista”, il primo sa di muffa, il secondo è equivoco, il terzo infine si caratterizza in senso negativo-oppositivo, cioè come irriducibile vocazione minoritaria e di testimonianza. Ma le condizioni di vita della maggioranza della popolazione, anche nel nostro paese, hanno appunto bisogno di proposte e soluzioni, non di imprecazioni. Dopodiché una sinistra unita, larga e plurale può ben definirsi “alternativa”. Una sinistra senza aggettivi è per forza di cose alternativa: per adattarsi alla società in cui viviamo ci sono le culture politiche di destra e di centro.
Unità parola magica, ma la magia non riesce mai. E anche stavolta il terno dell'unità a sinistra è partito male. Invece di aggregare divide. I socialisti sono stati esclusi a priori, la socialdemocrazia ancora è un tabù, “socialdemocratico” un insulto. La maggioranza della CGIL è sospetta. L'idea di sindacato si riduca alla maggioranza della FIOM e ai comitati di base. Ma non c'è sinistra in Europa, con vocazione maggioritaria, che non abbia un rapporto forte e solidale, pur nella reciproca autonomia, con il complesso del movimento sindacale.(ADL)

Guglielmo Epifani
Comunismo esperienza storica. Ciascuno può immaginarsi il suo comunismo, quello che più gli piace, un comunismo fuori dal tempo e dallo spazio, un comunismo che prescinda dalla storia. Ma oggi in Italia e in Europa il comunismo realmente esistito è percepito come un’esperienza fallita e non può più essere riproposto come risposta ai problemi dell’umanità.
Si prenda atto del tabù anti-socialdemocratico e del mito comunista, si prenda atto che non ci sono le condizioni per una vera unità della sinistra, perché richiede tempo e pazienza e sperimentazione dal basso, insieme con una maturazione politica e culturale, che non si può improvvisare. Incalzano i tempi della politica, delle istituzioni, delle incombenti elezioni? Ma allora, invece di inventarsi federazioni e confederazioni, simulacro di un’unità che non c’è, si cominci a definire un programma per una seria alleanza elettorale. Ci si metta almeno d’accordo su una nuova legge elettorale. Quella esistente garantisce soglie da due per cento, ma chi di fatto la difende perde ogni credibilità. Così si manda un chiaro messaggio, che si è una piccola forza, che non crede neppure di crescere. Per quale ragione gli elettori ne dovrebbero averne fiducia?
Parliamoci chiaro, anche a sinistra qualcuno pensa di fare il satellite di un PD pigliatutto. Se riteniamo che questo sia un ben magro destino, non cessiamo allora di batterci per una sinistra nuova, quella che non c’è: una sinistra di dimensioni e respiro europeo.

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