Site icon archivio di politicamentecorretto.com

A tutti gli italiani della terra****

Qui e subito

«Nino non aver paura di tirare un calcio di rigore…» dice il cantautore «non è da questi particolari che si giudica un giocatore…». Anche questa è acqua calda. E sapete perché? Perché se non fosse così Diego Armando Maradona, il più grande di tutti per aver sbagliato penalty in circostanze importanti, potrebbe essere definito una schiappa. Ricordo Napoli di quegli anni. Tutti aspettammo sino alle tre del mattino, la conclusione della trattativa con il Barcellona. Diego era nostro. Ed è ancora nostro. Certo. La televisione, privata, all’epoca si chiamavano così, diede l’annuncio. Tra voi in ogni casa, villa, anfratto, foiba, cantina, caverna, spelonca, sotterraneo di questa meravigliosa terra, ci saranno napoletani! Quante soddisfazioni vi ha dato il grande Diego? Vi ricordate o no? Mani e piedi da dio.
Si presentò al San Paolo solo per dare un calcio al pallone. Erano in settantamila a dargli in ben venuto. Anche io ero lì quel giorno. Tutti vedemmo la speranza diventare una massa solida piena di brillantini, dolcetti e leccornie, che si poteva tranquillamente tagliare con il coltello e distribuire a tutti. Poi feste di quartiere, festeggiamenti ed interviste nelle quali gli riusciva solo di rispondere “sono felice di essere qui”.
Le prime partite, Diego, lo si può dire senza enfasi, le giocava letteralmente da solo. Intorno a lui, solo dieci vuoti che potevano definirsi calciatori di categoria amatoriale. Prime sconfitte, prime delusioni. Dal “sono felice di essere qui” cominciò a rispondere ai giornalisti con i “no comment”. Si pose il problema. Pose il problema: avere intorno a sé una vera squadra. Qui e subito. L’allora Presidente Ferlaino approntò quella compagine che Diego meritava. Solo allora i tifosi napoletani ebbero la soddisfazione di piegare la signora Juventus in casa e fuori casa, di vincere a Milano con il Milan ed a Verona nonostante gli striscioni “napoletani lavatevi, puzzate”. Anche fosse stato, però, vincemmo. Poi ci vendicammo in casa, nella partita di ritorno, con uno striscione di risposta ai veronesi “Giulietta era una zoccola”. La classe di Maradona aveva contaminato di un certo “stile” anche la volgarità partenopea. Fece da propellente alla fantasia napoletana, conferendogli addirittura un piglio “letterario”. Offendeva l’inesistente orgoglio di un balconcino. Ce lo potevamo permettere. La squadra del Napoli entrava in campo solo per vincere. Era una squadra, non una rappresentanza di calciatori non assemblati e male assortiti. Chi di voi ricorda gli undici? Careca vi dice niente? Giordano? E via discorrendo? Undici moschettieri che cominciarono a contare acquisendo la dignità che meritavano perché, uomini, gioco e forza, imponevano sul campo una compagine di rango. Ma finalmente la squadra del Napoli, diveniva la Società Sportiva Calcio Napoli.
Quante soddisfazioni. Quante pietre, massi, scogli, noi napoletani e, con noi, tutto il sud, togliemmo dalle scarpe depositandoli in quelle di Juve, Milan ed Inter. Bei tempi quelli.
Oggi è domenica. A quest’ora aspettavamo solo, con l’orecchio incollato al transistor, che da “tutto il calcio minuto per minuto” lo speaker dicesse: «…Maradona, tiro, rete».

Un abbraccio

Exit mobile version