Siamo tutti persone perbene?

Com’è stato possibile occultare un evento che ha assunto dimensioni ed adesioni memorabili come quello avvenuto domenica, 8 settembre, in ben 225 piazze d’Italia e in 30, qua e là nel mondo, dove vivono italiani?
Il V-day è stato organizzato per volontà degli italiani e con gli italiani, gli stessi che pagano le tasse e vanno a votare, quelli che pagano il canone alla TV di stato ma che, deliberatamente, vengono tenuti all’oscuro da uno strano sistema multimediatico, una specie di filtro che ricorda vagamente la censura di regimi dittatoriali che paiono lontani decenni o per i quali crediamo essere solidali con paesi che riteniamo meno fortunati.
E invece in Italia è possibile, ed alla base del disturbo la causa è sicuramente il nome di Beppe Grillo, uno che ha i mezzi per rendere pubblica la protesta di oltre 300.000 persone, maggiorenni e col diritto di voto, che altrimenti non saprebbero come farsi ascoltare da chi ha nelle mani le redini dei loro destini.
Che sorta di peccato hanno commesso, dunque, queste donne e questi uomini scesi nelle piazze, per essere liquidati senza mezzi termini anche da quei politici a cui qualche giornalista caparbio ha chiesto un parere riguardo all’evento?
Le firme sono state raccolte per poter presentare una proposta di legge in Parlamento, azione per la quale sono sufficienti 50.000 adesioni, ma che in questo caso si sono moltiplicate per sei.
Che cosa prevedrà mai questa proposta, per essere così bistrattata, ma forse soprattutto temuta, dai politici italiani? I punti sono 3: l’ineleggibilità al parlamento per i condannati con sentenza definitiva; eleggibilità non superiore alle due legislature, affinché non si diventi politici di mestiere; modifica del sistema elettorale per poter ritornare a votare direttamente i propri candidati e non persone scelte dai partiti.
Ovviamente, la protesta delle piazze si è allargata a svariate tematiche che toccano da vicino la sensibilità dei cittadini italiani, ed in particolare dei giovani precari, gli “schiavi moderni” ai quali il popolare comico ha dedicato un libro-documento, una raccolta di testimonianze di coloro che del precariato sono i protagonisti passivi, e non i fautori.
Gli italiani non hanno nulla da temere, la proposta di legge è volta alla difesa dei diritti di ogni cittadino, contro una politica corrotta e monotona, e questa volta è sostenuta da un uomo che, alla faccia dell’editto bulgaro, è stato “condannato” in via definitiva e da molti anni, a non comparire più in tv, non perché fosse volgare o bestemmiasse, ma solo perché diceva scomode verità.
Molto diversa dunque dal Family-Day, la manifestazione “sponsorizzata” da chiesa, partiti e movimenti, con una passeggiata di personalità anche al terzo matrimonio che sostenevano i valori della famiglia. È anche contro l’ipocrisia di tali esternazioni che si è protestato.
Il V-Day, fatta eccezione per pochi politici tra cui Antonio Di Pietro ed Alfonso Pecoraro Scanio, ha ricevuto solo pregiudiziose critiche senza che vi fosse alla base l’informazione su ciò che la gente in piazza ha chiesto, solo perché il promotore, anche se sollecitato da numerosissimi richiedenti, è stato un personaggio per così dire “scomodo”, forse però anche l’unico che si è “scomodato”.

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