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Intervista al Senatore Noni Randazzo

Il senatore Nino Randazzo: «Il ponte sullo stretto si farà in tempi diversi dalla amministrazione Cuffaro senza la presenza di elementi che inquinano la vita pubblica italiana»

Considerato i suoi trascorsi letterari, scrittore di teatro, saggista, giornalista, traduttore ecc., un senatore romantico non è una contraddizione in termini?

Non credo che sia una contraddizione per il semplice fatto che io considero questo incarico come una estensione di quella che è stata la mia attività professionale di 50 anni, cioè tutta la mia vita lavorativa. Non vedo questa contraddizione perché, i vari processi della politica italiana, mi sono stati noti da tempo immemorabile. Certo che vedere il meccanismo dall’interno, è qualcosa di diverso. Estremamente interessante anche per poter, domani, tornando all’attività giornalistica piena come spero e mi auguro, avere una visione più equilibrata e più realistica di tutti i processi della vita pubblica italiana.

Lei è siciliano delle isole Eolie (ME). Il ponte sullo stretto di Messina è utile per i siciliani e per l’economia italiana?

Direi di no, almeno in questo momento. Si tratta di priorità. Il ponte sullo stretto non è certo una priorità nella situazione attuale, politica ed economica del paese. La Sicilia non ha avuto gli amministratori che quella generosa popolazione meriterebbe. Lo dico senza reticenze, il ponte se e quando si farà, sarà in tempi diversi dalla amministrazione Cuffaro, sarà in tempi diversi dalla presenza di certi elementi che, notoriamente, inquinano la vita pubblica italiana. Quando avremo superato, se e quando avremo superato questa fase, si potranno fare grandi opere. Le grandi opere, oggi, in Sicilia, sono quelle dell’approvvigionamento idrico, della conservazione delle risorse idriche dell’isola, della viabilità che è totalmente disastrata. Se pensiamo che l’autostrada Messina-Palermo inaugurata due anni e mezzo or sono, con tutta la fanfara che sappiamo, dall’allora Presidente del consiglio Berlusconi, oggi è ancora in fase di cantieraggio…
I ritardi che si accumulano in Sicilia, sono ritardi spettacolari, spaventosi, che hanno fatto rinascere, negli ultimi tre anni, il fenomeno dell’emigrazione in una forma eclatante. Si parla si decine di migliaia di giovani che lasciano l’isola come ai tempi del grande esodo degli anni 50 e 60. E’, quella, una economia disastrata, ma soprattutto è una vita civile ed anche un processo civico disastrato. Il ponte non è certo una priorità in queste condizioni.

Asia, Africa, Oceania, Antartide, gli italiani sono proprio ovunque?

Sì, anche in Antartide. Lì si fanno ricerche scientifiche con qualcosa come 20 o 25 ricercatori italiani che, però, non hanno votato. E’ interessante vedere che invece hanno votato gli italiani del medio oriente che fanno parte di questa ripartizione. I primi dati che sono affluiti delle elezioni di aprile, sono stati quelli dell’Iraq e dell’Afganistan dove si è registrato una gran maggioranza per il centrodestra. E’ stato un voto contro tendenza perché per l’intera ripartizione, il centrosinistra, ha recuperato immediatamente e direi in forma piuttosto straordinaria al di là delle aspettative.

Cosa l’assilla, cosa la preoccupa e che pensa del suo nuovo ruolo di rappresentante al Senato?

Sono ancora un apprendista stregone qui. Fondamentale è inserirsi nell’alveo dell’attività parlamentare senza concentrarsi eccessivamente su quelle riguardanti solo gli italiani all’estero. Qui, noi, 12 deputati e 6 senatori, siamo senza vincolo di mandato ed è estremamente importante dimostrare che ci stanno a cuore tutte le istanze nazionali italiane. Solo allora, solo quando avremo dimostrato di poter operare in concreto con gli altri colleghi parlamentari andando incontro a quelle che sono le aspettative e quelli che sono i problemi della comunità nazionale italiana, potremo perorare più agevolmente quelle istanze che interessano la collettività degli italiani all’estero come l’apertura dei termini per la cittadinanza, l’occhio particolare per le nuove generazioni, per le seconde e terze generazioni, per la trasmissione di lingua e cultura ecc. Per queste nuove generazioni è importante uscire da schemi assistenzialistici del passato. Dare maggiore considerazione alla terza età che, nei paesi di emigrazione rappresenta il cuore vivo della collettività italiana della prima generazione di emigrati. Essi sono stati totalmente ignorati. Ci si è occupati dei giovani, delle nuove generazioni ma, gli anziani che hanno bisogno di maggiori cure ed aiuti, li abbiamo dimenticati. Credo che dovremmo sensibilizzare sia il governo, sia le parti politiche sulla presenza di queste forme di generazioni. Sono stati proprio questi ultimi, gli anziani, che hanno aperto le vie dell’emigrazione, sono stati loro gli autentici ambasciatori del made in Italy nel mondo.

Diciotto eletti all’estero, però in ordine sparso…

Direi che c’è una convergenza di vedute sui temi principali come la cittadinanza, l’assistenza agli anziani, la trasmissione di lingua e cultura, del recupero linguistico e culturale delle seconde e terze generazioni. C’è un interesse trasversale. No, non siamo in ordine sparso. Anche perché, tra l’altro, è proprio in preparazione, anzi, direi già quasi definita, la costituzione di una commissione speciale per gli italiani all’estero composta da un gruppo di 29 senatori per affrontare le tematiche che più stanno a cuore e al gruppo dei 18 e alle comunità italiane all’estero. Perciò non siamo in ordine sparso. Ci sono delle realtà variegate in ordine al mondo dell’emigrazione, sappiamo benissimo che i problemi degli italiani in America Latina sono ben diversi da quelli di nazioni più stabili, per esempio, dell’America del nord. Stiamo agendo con senso di concretezza ed anche in direzione e forma unitaria.

Lei è molto seguito nella sua circoscrizione estero, molto letto, vuole mandare un messaggio ai suoi elettori?

Il mio messaggio è stato sempre quello di grande attenzione alle problematiche degli italiani all’estero cercando di uscire dagli schemi dell’assistenzialismo degli anni 50 e 60. E’ in programma, con il vice ministro Danieli e l’on. Marco Fedi, un viaggio nella mia circoscrizione estero, infatti, per giovedì 26 ottobre, sarò onorato di presentare il vice ministro ai miei elettori.
La considerazione più importante da fare oggi è che la rappresentanza parlamentare degli italiani all’estero deve essere ancorata alle varie sfaccettature della politica italiana. Occorre dimenticare, una volta per sempre, certe tesi e teorie sulla apoliticità degli italiani all’estero. Essi hanno un coscienza civica che si forma regolarmente grazie alla voglia che hanno di informarsi. In Australia sono presenti due quotidiani, non mensili o settimanali, parlo ovviamente della mia circoscrizione. C’è, bene o male, accesso a Rai International ed addirittura ai canali della Tv pubblica italiana, C’è accesso ai giornali italiani dei quali, Il Corriere delle Sara e La Repubblica, vengono addirittura stampati anche all’estero. Anch’io personalmente, ho avuto a che fare con questo fenomeno in quanto per anni ho diretto il Globo che ha pubblicato e diffuso l’edizione internazionale di la Repubblica. Mi sono accorto di una realtà soprattutto nel corso della campagna elettorale e cioè che molti italiani all’estero sono meglio informati della situazione politica italiana più di quanto non lo siano molti italiani delle provincie in Italia. Quindi, la percezione che gli italiani all’estero non abbiano conoscenza e coscienza dei grandi problemi che riguardano la società italiana, è una percezione falsa.

Abbiamo capito bene? Sta dicendo che gli eletti all’estero devono avere una connotazione politica ben definita e non prescinderne?

Esattamente. Guai a restare senza ancoraggi, saremmo una legione straniera. Saremmo degli zombies. Infatti, questa è stata l’essenza di un diverbio, di uno scambio costante con l’ex ministro Mirko Tremaglia il quale parlava di una “apoliticità” degli italiani all’estero. Più di una volta l’ho affrontato anche di persona per dirgli: «Ma ministro, cosa intende per apoliticità? Ma cosa saranno questi 18 eletti tra un migliaio di altri eletti, dove saranno i loro ancoraggi? – sono arrivato a dirgli una volta, irritandolo ovviamente perché facilmente collerico- cominci a dare lei l’esempio per primo, si dimetta dal suo partito e si presenti come indipendente». Questo non gli ha fatto piacere, ma il disastro del suo approccio è stato proprio quando ha voluto presentare una sua lista, qualcosa che non stava né in cielo né in terra, con i risultati che tutti conosciamo contribuendo a polverizzare il voto del centrodestra ovunque nel mondo.

A quando i primi risultati della vostra presenza? Gli italiani all’estero si stanno scoraggiando

Non si può ancora pretendere un’azione incisiva e coordinata del gruppo dei 18. Stiamo agendo in concerto con il resto delle forze parlamentari alle quali apparteniamo e dico che, man mano che la nostra presenza si radicherà maggiormente qui, nei cosiddetti palazzi , potremo sensibilizzare sia le parti politiche sia l’opinione pubblica italiana alle problematiche di cui ci facciamo latori. E’ difficile dare un giudizio o fare delle previsioni su quella che sarà l’efficacia della nostra presenza nel mondo politico italiano. E’ un po’ come per i cavalli, vanno giudicati all’arrivo e non alla partenza.

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