Primarie o panem et circenses

«C’è chi pensa che il miglior candidato possibile per la CdL sia l’on. Berlusconi e, quelli come me e l’UDC che non lo sia».La forma è impeccabile, cortese anche quando si tratta di dichiarazioni spiacevoli. L’on. Follini ha manifestato al Presidente del Consiglio la sua indisponibilità a confermargli il proprio gradimento alla leadership del Polo delle Libertà per il 2006.Appare evidente che, una tale affermazione denuncia, con la determinazione di chi non vuole essere frainteso ed alla presenza di telecamere e giornalisti, la sfiducia al Cavaliere.Le Monde ha titolato: «Berlusconi ha persino dovuto accettare l’idea di organizzare delle primarie per designare il candidato di destra», dove l’impertinenza dell’avverbio, “persino”, non manca di sottolineare il limite massimo superato dell’affronto al Premier. Tutti sanno che il Presidente del Consiglio è fortemente preoccupato per la eventualità di “primarie aperte” in considerazione di quanto sta avvenendo in Forza Italia nella periferia. E’, per lui, davvero un appuntamento rischioso.Niente può offendere Berlusconi più del dubbio sulla sua premiership. Onore al merito, dunque, al coraggioso on. Follini anche se, si fa forte dell’appoggio incondizionato del Presidente della Camera il quale punta a conquistare consensi nell’elettorato moderato di centro-destra ed in particolare di quello meridionale e cattolico. A ben vedere, però, la dichiarazione di Follini, per essere risolutiva, è mancata di una ulteriore specificazione al fine di evitare furbate e favorire, così, la vittoria del Cavaliere. Meglio avrebbe fatto ad aggiungere: – quindi, primarie o no, riteniamo che la scelta debba essere fatta tra una rosa di candidati tra i quali non figuri il Presidente Berlusconi – punto. Il perché è facilmente intuibile. Stanti così le cose Berlusconi, in ogni caso, vincerebbe le primarie. Anzi, egli è intenzionato a stravincerle “senza fare prigionieri”, avendo per giunta, accontentato ancora una volta e suo malgrado, le richieste centriste. Queste continue accondiscendenze, in cambio, pretenderanno il futuro appoggio all’approvazione del federalismo. Primarie o panem et circenses insomma, per il popolo UDC. Basti pensare alle affettuose dichiarazioni di Fini che, per rispetto a quattro anni di collaborazione con il Capo, ha dichiarato di non sentirsela di candidarsi e vincere contro di lui: «Non mi candido contro Berlusconi dopo quattro anni da vice premier» ha tenuto a dichiarare.E’ facile immaginare la camera caritatis nella quale sia stata caldeggiata l’affermazione. Il Cavaliere stravincerebbe, per esempio, se Fini, per rispetto riverenziale a Berlusconi, non si presentasse, o se presentandosi, dicesse ai suoi di votare in massa il Presidente del Consiglio. Non sconfitta ma disfatta per Pier Ferdinando Casini.A questo punto, in considerazione dell’estrema “fedeltà” della Lega a Berlusconi, la candidatura di chiunque altro verrebbe relegata all’ultimissimo posto in termini di preferenze.Di qui la ridda di specificazioni provenienti da più parti a cominciare dal Presidente della camera: «Primarie vere o andremo da soli», quindi niente ricorso all’assemblea degli eletti auspicata da Berlusconi, ma elettorato di centro-destra; Gianluigi Paragone direttore della Padania: «se si candidano tutti i leaders, è giusto che partecipi anche il nostro numero uno Umberto Bossi»; Storace: «Non è troppo tardi, Berlusconi designi Fini come candidato Premier per il 2006. Se le primarie, alla fine si faranno, allora non si guarda in faccia nessuno, Fini non può fare un semplice atto di presenza».Conoscendo il Presidente Berlusconi, («non temo nessuno per le primarie…Follini si fa male da solo»), è chiaro a tutti che non si accontenterà solo di vincere le elezioni politiche del 2006 con la CdL, ma pretende di vincerle nei panni del leader. E’ la classica questione di principio a causa della quale molti grandi uomini, ancora più grandi, hanno conosciuto il declino. Gioco facile per l’on. Diliberto affermare sarcastico: «Se faranno le primarie, scommetto una cena che le vincerà il Cavaliere, potrebbe Berlusconi perdere con Casini? Non scherziamo».Un sondaggio dell’Istituto Demoscopico, sull’ipotesi primarie, ha dichiarato che Fini risulta, sia pure di poco, il più gradito all’intero elettorato di centro-destra, al secondo posto si troverebbe Berlusconi, al terzo, nettamente staccato, l’on. Casini il quale verrebbe battuto per 61 a 39 da Berlusconi anche in un ipotetico scontro diretto.Si può essere d’accordo sul fatto che l’uso delle primarie, in Italia, sia utile più di quanto non lo sia per gli Stati Uniti d’America. Esse forniscono una legittimazione attiva a dirigere uno schieramento che, nell’era italiana del bipolarismo, per la sua eterogenea composizione, si inceppa troppo spesso. I due Poli vi approdano ciascuno per motivazioni diverse. Il centro-sinistra con Prodi, cerca soprattutto l’alibi a cui ricorrere nel momento delle spaccature e delle divisioni che irrimediabilmente ci saranno in un suo eventuale governo (chi ha vinto le primarie comanda). Il centro-destra invece vi è stato costretto dalla richiesta di quel famoso “segno di discontinuità” sollecitato dal Presidente della camera. Nella CdL, le primarie, appaiono agli occhi della gente, un tipo di suffragio a cui si ricorre affinché il candidato prescelto si faccia forte di legittimazione attiva per la premiership, ma solo in seconda battuta. Oggi, l’obiettivo principe che, inequivocabilmente Casini e Follini perseguono, è quello di designare un leader diverso, che non sia il precedente e che soprattutto sia migliore del precedente. In gioco c’è la bontà dell’idea. Dimostra che, per una parte della CdL (nonché per tutta l’Unione), la fine del Berlusconismo é, ormai, conclamata.Se così stanno le cose, allora, non si sa se per ingenuità, per onestà o illibatezza politica, Follini abbia omesso di aggiungere che, primarie sì, ma senza la candidatura di Berlusconi.Al di là delle deduzioni di carattere strettamente politico, siamo in presenza di un fenomeno che sino a qualche decennio addietro era pressoché sconosciuto: la tendenza a fare politica su base personale, su relazioni interpersonali, piuttosto che sulla oggettività del progetto politico di per sé stesso, e per definizione, cinico, svincolato da sentimentalismi. Dice una cruda verità Storace quando afferma che in politica «non si guarda in faccia nessuno».Alcuni episodi significativi dimostrano quanto gli affetti ed i rapporti personali condizionino la politica della CdL. Il rientro dell’on. Tremonti al Dicastero dell’Economia promosso proprio da Fini che, qualche tempo addietro, ne aveva chiesto parossisticamente le dimissioni, per esempio, è stato dettato dalla grande stima e dal profondo rispetto per il professore.Fini ne ha perorato personalmente il ritorno. Quando lo combatté e vinse lo fece “cordialmente”: «ciò dimostra che non avevo nulla contro l’uomo, le critiche erano rivolte al metodo». Sulla stessa lunghezza d’onda, Alemanno: «oggi il vecchio sistema Tremonti non sarebbe più possibile» facendo intendere che l’uomo, però, è degno di ogni considerazione. Allora, se Tremonti nel suo status di ministro dell’Economia è stato “dimissionato” per non essere stato all’altezza del compito, deve dedursi che oggi lo si sia richiamato al Ministero dell’Economia non certo per le sue competenze tecniche e per il suo metodo che è quello di sempre, ma per la “l’affetto” che Fini, Berlusconi e Bossi, nutrono per lui. In una discussione di questo genere, si rischia di impantanarsi in un arzigogolo frutto di una consecutio logica curiosa, cervellotica e non plausibile. L’elettorato moderato non capisce ed onestamente non si può pretendere che capisca.Il rapporto personale (Bossi-Berlusconi, Berlusconi-Fini), dunque, è una moda, ma è anche divenuto un sistema che anticipa la politica. Il reciproco gradimento, il rispetto della parola d’onore data, la riverenza cortese ed affettuosa, contraddistinguono i politici preferendo questo percorso per l’attuazione del progetto. Adopera una alterazione che, seppur in linea di principio positiva, è poco adattabile al confronto dialettico ed alle dinamiche politiche che, con questo rapporto, hanno poco a che fare. Come se, per essere chiari, la stima e l’affetto reciproci bastassero e fossero idonei, in quanto tali, a garantire il governo del Paese. Questa tendenza sembra essere più marcata nella CdL piuttosto che nel nell’Unione e la motivazione sta nell’imprinting che Berlusconi ha dato a tutto il centro-destra. Ecco spiegati atteggiamenti a cui l’elettorato medio non sa dare una interpretazione oggettiva e dai quali viene disorientata. La perfezione quasi maniacale che porta ad evitare ogni possibile atteggiamento sgradito al Cavaliere, risulta spesso ingiustificata. Stessero in guardia i neo-democristiani di Rotondi. Essi potrebbero essere ammaliati da proposte e lusinghe di patti ed alleanze opportunistiche. Non si lascino prendere da facili entusiasmi sull’onda di una opportunità appena ventilata solo eventuale ed improbabile. Il Premier ce l’ha anche con loro.Il rapporto tra Fini e Berlusconi è forte e reciproco, anticipa di un attimo il lavoro al progetto politico. In questo si legge la forte avversione che ambedue mostrano di avere per i centristi. L’UDC è, per loro, il nemico da battere.

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